Qatargate

Quegli intrecci tra Panzeri e gli 007 marocchini

Le trasferte "schermo" in Sahara e i rapporti con l'ambasciatore di Rabat a Varsavia

Quegli intrecci tra Panzeri e gli 007 marocchini

Prima del Qatar, i rapporti col Marocco. Ora che l'inchiesta della Procura di Bruxelles sulla presunta corruzione nel cuore del Parlamento europeo si è allargata al Paese africano, emergono nuovi dettagli sulla rete di Antonio Panzeri. Centrale per gli inquirenti sarebbe Abderrahim Atmoun, ambasciatore del Marocco a Varsavia. Al centro degli interessi del Marocco verso l'attività dell'Europarlamento soprattutto la pesca e le risorse del Sahara Occidentale, al centro di una disputa decennale con la popolazione locale saharawi. Ad occuparsi del collegamento in Belgio con l'ex eurodeputato sarebbero stati invece gli uomini della Dged, il servizio di intelligence marocchino alle dirette dipendenze di re Muhammad. Mentre il capo della Dged, Yassine Mansouri, è ora sospettato dalla procura di Bruxelles di essere un personaggio chiave dello scandalo mazzette. I quotidiani belgi Le Soir e Knack fanno peró un passo indietro e riavvolgono il nastro di questa storia fino al 2011. A quando Panzeri - che la Procura di Bruxelles definisce l'anima di «una vasta organizzazione fraudolenta» - da presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti col il Maghreb, sarebbe volato in Marocco, programmando una tappa a Tindouf, nel Sahara algerino, d'accordo con le autorità marocchine.

Una visita, quella nella capitale del popolo Saharawi, organizzata, rivelano i due quotidiani, pensata per «preservare la credibilità dell'amico italiano, già accusato di essere filomarocchino dal Fronte Polisario, che ha storici rapporti con la sinistra italiana», e che combatte per l'indipendenza del Sahara Occidentale. Le Soir e Knack citano tra virgolette documenti diffusi tra il 2014 e il 2015 da un hacker, Chris Coleman. Tra i leaks rubati c'era anche questa nota inviata a Rabat nell'ottobre 2011 dalla Missione marocchina presso l'Ue contenente la preparazione della visita di Panzeri, nelle due settimane successive, a Tindouf, dove si trovavano campi di rifugiati del popolo Saharawi. Tappa che avrebbe ricevuto l'esplicito avallo di Rabat: «La visita a Tindouf è indispensabile per rafforzare la credibilità di Panzeri presso l'Algeria e il Fronte Polisario, dopo che quest'ultimo lo ha accusato di essere pro-marocchino - è la nota pubblicata da Le Soir - Non è nell'interesse del Marocco» che Panzeri possa essere percepito «come pro-Rabat». Anni dopo, nel 2019, secondo quello che Francesco Giorgi, ex assistente di Panzeri, avrebbe confessato agli inquirenti belgi, l'ex eurodeputato si trova in difficoltà perché, dopo tre legislature di fila a Bruxelles, non viene rieletto. É allora, secondo Le Soir, che Panzeri avrebbe stretto un patto con i servizi di intelligence marocchini, attraverso l'intermediazione dell'ambasciatore di Rabat in Polonia, Atmoun.

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