Quei buchi neri del processo che dimostrano l'urgenza di riformare la giustizia

Forse è un bene che la requisitoria del processo Ruby ter arrivi a tre settimane dai referendum sulla giustizia

Quei buchi neri del processo che dimostrano l'urgenza di riformare la giustizia

Forse è un bene che la requisitoria del processo Ruby ter arrivi a tre settimane dai referendum sulla giustizia, nel pieno delle polemiche sulla riforma della magistratura voluta dal ministro Cartabia e aspramente contestata dalle toghe. Perché il processo Ruby, con i suoi tanti buchi neri, sembra fatto apposta per catalizzare tanti dubbi sul funzionamento della giustizia in questo paese, e costringersi a domandare se alcune ipotesi su cui oggi ci si accapiglia - dalla separazione delle carriere alla valutazione delle performance dei magistrati - siano propaganda di parte o problemi reali.

Di buchi logici ce ne sono tanti. Il più macroscopico riguarda la posizione della ragazza che ha dato il nome alla vicenda, Kharima el Mahrug alias Ruby. Entra nell'inchiesta come vittima, presunta preda sessuale delle notti di Arcore; quando però va in aula a dire che andava alle feste di sua volontà, che era lieta di esserci, e che nessuno le ha mai allungato una mano addosso, per la Procura diventa una bugiarda matricolata, maltrattata e ingiuriata («furbizia mediorientale») dal pm Ilda Boccassini, poi incriminata, portata sul banco degli imputati, candidata ieri a cinque anni di carcere e al sequestro di tutto ciò che possiede «perché non c'è un solo euro che abbia guadagnato onestamente». E allora chi è la vittima di questa storia, se la vittima è diventata colpevole? Non si capisce più.

Ma ci sono altri passaggi su cui ci si può soffermare. Il pm Luca Gaglio dedica un'ora a ricostruire come Silvio Berlusconi avrebbe organizzato e forse ordinato la fuga di Ruby in Messico, nel 2014, per impedire a tutti i costi che testimoniasse in aula. Peccato che poi Ruby torni, si faccia interrogare, e scagioni totalmente il Cavaliere. Che bisogno c'era di farla sparire oltre l'Atlantico? E ancora. Nella ricostruzione della Procura, l'uomo di Ruby, Luca Risso, praticamente tiene Berlusconi in pugno, pronto a rivelare - se non adeguatamente retribuito - tutta la verità su quanto avveniva a Villa San Martino. E invece la lettera che i pm trovano nel computer di Risso e che considerano una prova d'accusa, descrive tutt'altra storia, con Risso inferocito perché da Arcore neanche gli rispondono al telefono. Come se i terribili segreti custoditi da Risso tanto terribili non fossero.

Ma ciò che davvero non fila, ed infatti è il passaggio su cui i due pm passano oltre senza spiegazioni, è il vero nodo del processo, il postulato da cui nasce tutto. E cioè che le serate nella villa del Cavaliere si trasformassero automaticamente, scoccata una certa ora, in baccanali. Nessuno dei testimoni «laici», degli ospiti «normali», ha mai confermato l'assunto: e per questo sono stati tutti incriminati. Delle ventisei ragazze interrogate nelle indagini, venti hanno negato tutto, sei hanno invece - con toni e dettagli diversi - raccontato che a una cert'ora saltavano freni inibitori e gancetti dei reggiseni. Ebbene, tra le due versioni, per la Procura l'unica credibile è quella di minoranza. Le sei che accusano sono sincere, disinteressate, magari pentite. Le venti che negano sono profittatrici irriducibili, in alcuni casi prostitute (e anche ieri l'epiteto viene distribuito con nomi e cognomi) al soldo di Berlusconi, che continuano a mentire perché foraggiate da lui. Come questo profilo si combini con la definizione di «schiave sessuali», di vittime di «violenze indicibili» che la Procura aveva usato nella sua stessa requisitoria è un altro dei misteri di questo processo. Ma il mistero vero è perché, in assenza di qualunque riscontro oggettivo, tra due versioni opposte si debba credere a quella che corrisponde in pieno ai desideri dell'accusa. E su questo disassamento si costruisca un processo durato otto anni e costato milioni.Tanto se anche stavolta venissero tutti assolti nessuno potrà mai chiederne conto ai pm.

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