Quei pasti in cabina e il termometro ogni 4 ore: il racconto di Roberta sulla «crociera Lazzaretto»

Il diario su Fb di una dei 35 italiani a bordo. «Fuori ferme tante ambulanze»

Diventare blogger per caso, anzi per forza. È quello che sta succedendo a Roberta, passeggera della crociera messa in quarantena in Giappone. La crociera diventata una prigionia per 3.700 persone, 35 italiani. In quarantena per il coronavirus ferma nella baia di Yokohama. Tutti chiusi, ognuno nelle proprie cabine, i più fortunati con il balcone, altri si accontentano di un oblò per guardare fuori, alcuni neppure quello. E dev'essere davvero difficile. Da quei pochi metri non si esce, i pasti vengono portati dal personale guanti e mascherine. I contatti con gli altri vietati, il tempo che non passa e l'umore rischia di cadere in picchiata. Roberta, originaria di Pozzallo, in provincia di Ragusa, è tra i connazionali bloccati a bordo della Diamond Princess, la «nave Lazzaretto» come l'ha ribattezzata qualcuno. Lei scrive e racconta la sua storia col nom de plume «Allegra Viandante» la sua avventura. I social che amplificano la sua voce, pagine di un diario che da Facebook rimbalzano fino a qui, in Europa. Ieri mattina, tra i passeggeri si diffonde la notizia uscita dal Japan Time di 66 nuovi casi del virus arrivato dalla Cina; il numero dei contagiati, dunque, è salito a 130. Brutto colpo per il morale di tutti. La speranza di uscire in fretta è lontanissima.

Roberta scrive subito dopo: «I contagiati non sono di nuova contaminazione, ma sempre facenti parte dello stesso periodo di incubazione dei precedenti. Nel frattempo fuori in banchina si sono riversate nuovamente diverse ambulanze. Tante ambulanze». La donna che scrive e tranquillizza tutti «non ci sono italiani tra i contagiati», e italiano è anche il comandante della nave, Gennaro Arma, 45 anni. Aggrapparsi ai social per non sentirsi affondare. «Ho paura che la marea stia arrivando al suo picco. La speranza è che finalmente la parabola cominci a scendere e che i casi comincino a scemare fino ad azzerarsi. Anche questo, come per ogni dolore o avvenimento brutto deve fare il suo corso». Posta foto e video, personale sanitario giapponese - sei uomini in tuta bianca e cappucci schermati dalla testa ai piedi - che arriva per indagini e controlli. E scrive, per sdrammatizzare, per passare il tempo, arrivano i pasti confezionati e consegnati nelle cabine, dove la gran parte dei passeggeri se ne sta confinata, e i test da fare ogni quattro ore.

I termometri usati a scadenza regolare, il numero da chiamare. L'angoscia che si aggiunge. La voglia di sorridere comunque, come fa Roberta. «Ogni anima su questa nave è provvista di un termometro personale da usare e auto testarsi ogni 4 ore - scrive - informando subito l'equipe medica, tramite apposito numero nel caso in cui la temperatura corporea superi i 37,5 gradi. La nave continua a ricevere ininterrottamente forniture di ogni tipo tra: cibo sicuro, medicinali per uso personale, salviette disinfettanti e maschere da cambiare almeno 2 volte al giorno». E intanto «si continua incessantemente a testare le persone, ad oggi altri 336 campioni sono stati prelevati», il Governo giapponese che ieri aveva inviato a bordo un gruppo di 28 persone, tra cui 14 (tra medici e biologi ) e 16 infermieri, per aiutare e sostenere professionalmente l'equipe medica già presente oltre a forniture mediche, macchinari e medicine per i passeggeri, «sta prendendo molto sul serio questa situazione di crisi, così come la compagnia di crociera».