Spuntano tre fatture false nella partita da 1,2 miliardi di euro in mascherine farlocche dalla Cina durante la pandemia. Ma potrebbero essercene altre. Parliamo del documento Commercial Invoice MR20CA30 del 21 aprile 2020 da 660mila euro per 300mila mascherine inservibili, pagate 2,2 euro l'una, partite da Shangai (e non Wenzhou, sede del fornitore) in direzione Malpensa e di altri due documenti per importi più alti. L'intestazione delle fatture, indirizzate alla presidenza del Consiglio dei ministri Commissario straordinario Covid-19 nelle persone di Domenico Arcuri e Antonio Fabbrocini, è sbagliata: mancano diversi elementi tra cui il sigillo aziendale rotondo (detto chop), obbligatorio e giuridicamente vincolante negli atti cinesi.
La Wenzhou Moon-ray import & export co. ltd a cui è intestata la fattura non è la "vera" Moon-Ray (wzmoonray.com) che ha una ragione sociale diversa (calzature e pelle) e si scrive in un altro modo. Lo Stato ha dunque speso 1,2 miliardi di euro - pari a 2.500 miliardi di lire - pagando almeno una società fantasma cinese per comprare mascherine inutili e dannose? Come è stato possibile? La differenza è in un ideogramma: al posto di Wen, cioè cultura, ce n'è un altro che si legge Meng, cioè sogno. Manca il codice fiscale cinese, la sigla USCC che sta per Codice unificato di credito sociale ed è obbligatorio dal 2015. Per la "vera" Moon-ray è 91330302MA27YNMK2H, come è possibile verificare su internet nel portale gsxt.gov.cn. Qui il codice USCC è vuoto. Il riferimento doganale tipo partita Iva è cruciale per capire se la società è affidabile, chi è il rappresentante legale, la sua esistenza giuridica (che infatti non c'è).
Nessuno se n'è accorto, durante lo sdoganamento della merce. Il Giornale ha più volte ricordato che un'interpretazione più che letterale di un articolo del Dl Aiuti ha consentito di sdoganare mascherine contraffatte (anziché distruggerle) in deroga per la situazione emergenziale. Qui l'errore è più grave, anche perché espone questa operazione al rischio riciclaggio per il mancato rispetto delle norme Anti-money laundering. Per la legge sugli appalti pubblici gli operatori esteri Ue ed extra-Ue hanno l'obbligo di indicare l'identificativo fiscale del proprio Paese. In alternativa c'è un codice generico (due volte la lettera O e undici volte il numero 9). Altrimenti i contratti sono nulli, con responsabilità erariale diretta di chi li stipula.
Anche il contenuto di una spedizione merita una riflessione. Parliamo di 300mila mascherine FFP2 (for civil use only) senza indicazione degli standard europei. A decidere se le mascherine sono buone è la norma EN 149:2001 +A1:2009. Manca la dichiarazione di conformità CE, manca nome e indirizzo del fabbricante cinese perché Moon-Ray, vera o falsa che sia, è un trader mancano lotto, codice prodotto e filiera. Persino la dicitura "solo per uso civile" sembra escludere questi Dpi - a norma del Regolamento UE 2016/425 su quelli di categoria III - dall'uso professionale ad alto rischio, come medici e infermieri, a cui sarebbero stati invece destinati. Anzi, l'unica specifica tecnica è l'assenza della valvola (la parola inglese valve è stata tradotta con value, valore).
Il pagamento era con modalità 100% payment against Bill of Lading (in gergo contestualmente alla polizza di carico) che impone il pagamento integrale dei 660mila euro per materiale non certificato e non idoneo a scatola chiusa, escluso quindi l'inadempimento e il recupero immediato. Anche perché l'Iban fornito (3636 7780 9765) assieme al nome scritto in modo errato mantiene il mismatch tra la Moon ray originale e farlocca. A dispetto della compliance antiriciclaggio non c'è neanche l'Iban europeo, con tracciabilità del denaro ridotta a zero. Le indagini della Procura di Roma sulla vicenda si sono chiuse con il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi per frode in pubbliche forniture e falso per induzione del Cts, aggravati dall'essere forniture destinate a ovviare a comune pericolo. A beneficiarne Cai Zhongkai, nato a Zhejiang il 25 dicembre 1976 e identificato come dominus dei tre consorzi. Nei giorni scorsi il premier Giorgia Meloni aveva parlato di "cose abbastanza inquietanti" emerse in questa vicenda, compreso questo bizzarro patteggiamento. In Spagna per una tangente da 50mila euro su appena 13 milioni di mascherine, il big del Psoe José Luis Abalos vicino al premier Jorge Sanchez e ministro dei Trasporti si è preso 24 anni.
Dietro il consorzio e Zhongkai ci sarebbe stata la SunSky Srl di Milano, da cui sarebbero transitati i soldi e che avrebbe gestito i contratti con i tre fornitori cinesi individuati grazie alla mediazione dell'ex giornalista Rai Mario Benotti (defunto), che per l'affare assieme ad altri intermediari si è messo in tasca 203,8 milioni. La seconda società - la Wenzhou Light Industrial Arts & Crafts - era stata segnalata dall'Uif di Bankitalia nel 2011-2014 per 5 milioni di euro di rimesse sospette, mentre la terza - Loukai Trade - è stata costituita cinque giorni prima dell'affidamento da Zhou Xiao Lu, moglie di Cai Zhongkai, collegabile a esponenti della mafia cinese, come documentato dal Giornale. Ma questa discutibile decisione di patteggiare ha di fatto svuotato l'inchiesta principale e i collegamenti con la mafia cinese , peraltro segnalati alla Dda.
Ricapitolando: un soggetto inesistente che si è spacciato per una società che trasporta calzature e pelletterie ha incassato assieme ad altre due società (una nata cinque giorni prima e una segnalata da Bankitalia) 1,2 miliardi di euro per mascherine prive di certificazione e senza che nessuno si
accorgesse che almeno una fattura era falsa. E meno male che Giuseppe Conte, come aveva ammesso in un'intervista a Report, aveva chiesto ai servizi segreti (di cui aveva la delega) di sorvegliare. Pensa se non l'avesse fatto...