"Questa è una macellazione rituale: tagliare la gola vuol dire rubare l'anima"

L'islamista Branca: "Tra i musulmani c'è la stessa indulgenza dei comunisti per le Br"

"Questa è una macellazione rituale: tagliare la gola vuol dire rubare l'anima"

No, non è il ritorno ad un fantomatico Islam delle origini. «Mi pare piuttosto che questo sia paganesimo - spiega Paolo Branca - l'uomo che si sostituisce a Dio e uccide altri uomini». L'orrore di Dacca non ha spiegazione. E però quelle vittime sgozzate rimandano ad antiche tradizioni e ai rituali della macellazione islamica. È da lì che occorre ripartire per capire la logica seguita dai terroristi che stanno insanguinando mezzo mondo. «Vede - dice Branca, professore di lingua araba e islamistica alla Cattolica - il Corano proibisce tassativamente i sacrifici umani. Di più, nel Corano c'è lo stesso episodio narrato nella Bibbia»

Abramo e Isacco?

«Si, anche se nell'Islam si parla del figlio di Abramo senza dargli un nome, ma per la tradizione quel ragazzo è Ismaele».

E che succede a Ismaele?

«Allah mette alla prova Abramo, ma poi lo ferma all'ultimo minuto».

Come nell'antico Testamento?

«I tre monoteismi vietano il sacrificio umano, l'Islam prevede invece il sacrificio degli animali che certo segue modalità ben precise».

Quali sono le regole del sacrificio?

«Si devono usare coltelli affilati per provocare il minor dolore possibile alla vittima. Inoltre l'animale deve essere colpito alla vena grande del collo, la giugulare».

Perché proprio lì?

«Perché dalla giugulare il sangue esce copioso e rapido. Non dimentichiamo che nella cultura semitica, il sangue è l'anima e appartiene a Dio. Il corpo è di chi compie il sacrificio e fra l'altro il carnefice deve poi mangiarlo per intero, ma il sangue no. Dunque, la vittima viene sistemata con la testa rivolta verso La Mecca. Poi si procede».

Perfetto, ma a Dacca come nel deserto siriano, si macellano uomini, non bestie.

«È uno stravolgimento della storia dell'Islam ed un uso perverso delle fonti. Questi pazzi sgozzano, fotografano i cadaveri e lo scempio e il sangue, invocano Allah. Ma sono fuori dalla storia che citano ossessivamente. Semmai mi sembrano riproporre in epoca contemporanea il paganesimo: l'uomo si sostituisce a Dio».

E però questa interpretazione della religione dilaga ovunque. Come mai?

«L'omicidio resta omicidio anche se lo si traveste da sacrificio. Però c'è un problema culturale enorme».

Quale?

«Davanti a questi gesti spaventosi non vedo una reazione di sdegno, come dovrebbe essere da parte delle autorità islamiche. C'è molto silenzio».

Connivenza?

«Complicità. Chi dovrebbe parlare tace. Forse scatta un po' il riflesso, per usare un'immagine sintetica, dell'album di famiglia».

Lei allude al rapporto controverso e ambiguo fra il vecchio partito comunista e il terrorismo delle Brigate rosse?

«Certo, quando le Br massacravano, qualcuno coniò il famoso slogan: sono compagni che sbagliano».

E Rossana Rossanda parlò degli estremisti che uscivano dall'album di famiglia.

«Appunto. La sostanza non cambia».

Si, ma aumenta a dismisura la ferocia di questi tagliagole che si fanno saltare in aria. Da dove sbucano i kamikaze con le cinture esplosive?

«Riprendono gli originali giapponesi, ma ancora una volta non ci sono precedenti. I primi kamikaze del Medio Oriente sono libanesi sciiti, più o meno negli anni Ottanta. Credo che ancora una volta si tratti di una torsione della storia che affonda le sue radici nel martirio dei primi protagonisti dell'Islam sciita, massacrati per mano di altri musulmani».

La crocifissione?

«Purtroppo abbiamo visto anche questa morte orrenda nel catalogo infinito delle barbarie di marca Isis. Va detto che la crocifissione è prevista da Maometto, non è un'invenzione di oggi, ma va anche contestualizzata».

Diamo a Maometto quel che è di Maometto?

«Soprattutto rispettiamo la storia. Siamo nel deserto dell'Arabia, 1400 anni fa, e i briganti uccidono, stuprano, devastano».

Maometto?

«Ha le idee chiare: per loro crocifissione, più taglio delle mani e dei piedi. Piuttosto mi sconvolge che un'altissima autorità sunnita come l'imam di Al Azhar, che fra l'altro ha incontrato Papa Francesco, abbia detto che i terroristi dell'Isis devono essere crocifissi. Si è messo sul loro stesso piano. Come se non esistesse lo stato di diritto. Spaventoso».

Intanto l'Isis brucia vivo il pilota giordano chiuso dentro una gabbia.

«E qui contraddice in pieno Maometto che ripeteva: non tormentate nessuno col fuoco. Perché solo Dio può punire col fuoco. Ripeto: questo non è Islam ma paganesimo».

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