Quota 100 con penali e divieto di cumulo. La Fornero non finisce

Chi si vuole ritirare sarà scoraggiato dal taglio degli assegni e dalle finestre mobili

Quota 100 con penali e divieto di cumulo. La Fornero non finisce

Roma - «Io voglio che gli italiani tornino a vivere, smontando la legge Fornero e riducendo le tasse», disse Matteo Salvini sabato 24 novembre poco prima che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrasse il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, per avviare la trattativa volta a evitare la procedura d'infrazione. Purtroppo per il leader leghista i suoi propositi sono rimasti sulla carta in quanto l'intesa con l'esecutivo comunitario si fonda esattamente sul contrario di quanto affermato: la riforma delle pensioni avrà un impatto minore di quello atteso (e sperato) e anche sul versante della pressione fiscale non si starà tanto meglio nel 2019.

La fatidica «quota 100» era stata già rimodulata prima che il dialogo con Bruxelles fosse avviato. Rispetto alle promesse del programma elettorale della Lega e del contratto di governo, quota 100 avrà due soglie fisse di accesso: 62 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva. Anche «quota 41», che inizialmente doveva affiancarsi all'altra modalità di uscita, è stata subito eliminata e rinviata al 2022 quando «quota 100» sarà soppiantata da un unico criterio: un'anzianità contributiva un po' più bassa dell'attuale (42 anni e 10 mesi). Come il reddito di cittadinanza anche la nuova modalità di pensionamento non partirà immediatamente ma ad aprile in quanto le finestre saranno mobili. Chi raggiunge i requisiti l'anno prossimo dovrà attendere tre mesi se è un dipendente del settore privato e sei mesi se lavora nel pubblico.

Questo implicherà che i 6,7 miliardi inizialmente stanziati si ridurranno significativamente anche a fronte della sostanziale invarianza della platea interessata a differenza di quanto accadrà per il reddito di cittadinanza. Infatti, è previsto che 800mila persone lascino il lavoro nel prossimo triennio delle quali 350mila nel 2019. Anche in questo caso bisogna restare nel campo delle ipotesi perché pure la riforma pensionistica sarà approvata successivamente al varo della manovra con un decreto ad hoc. Si può, dunque, affermare che è prevista una penalizzazione per coloro che lasciano il proprio posto in anticipo rispetto alle regole della Fornero e inoltre dovrebbe essere vietato il cumulo tra reddito da pensione e da lavoro per cinque anni (a 67 anni scatterebbe infatti il pensionamento di vecchiaia per i 62enni del 2019). Tale restrizione, con un limite di 5mila euro extra annui, non dovrebbe durare più dell'anticipo pensionistico. In questo modo si dovrebbe scendere a 4,7 miliardi di stanziamento garantendo la sostenibilità del provvedimento.

A proposito di anticipo, le risorse che saranno inserite nel ddl Bilancio dovranno essere utilizzate anche per l'Ape social e per opzione donna che, in teoria, la riforma leghista avrebbe dovuto cancellare agevolando le uscite anticipate. Resteranno così in vigore tutte le opzioni alternative per il pensionamento già attuate nel 2018 incluse Ape volontario, Rita, opzione donna e finestre per i lavori usuranti. I paradossi, tuttavia, sono due. Il primo è stato accennato ieri dal premier Conte. Ci sarà un contributo di solidarietà quinquennale per le pensioni d'oro a partire dai 100mila euro lordi annui e un «raffreddamento degli schemi di indicizzazione dei più cospicui importi», cioè per gli assegni superiori a tre volte il minimo. Dunque, chi si pensionerà in anticipo nel 2019 rischia una doppia penalizzazione per l'anticipo e per la rivalutazione nel 2020 (oltre al contributo di solidarietà se sarà un pensionato d'oro). Si tratta di un prezzo da pagare per garantire il funzionamento dei due provvedimenti «di bandiera» su quota 100 e reddito di cittadinanza.

Il secondo paradosso è che la Fornero non è stata smontata. Resta in vigore, dunque nel 2019 ci si potrà pensionare con 67 anni di età e 20 di contributi oppure, indipendentemente dall'età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi di contribuzione. La soddisfazione della professoressa torinese per l'accordo raggiunto con l'Ue è un po' la nemesi di Salvini.

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