La rabbia di Genova sul M5s "Cortei sotto casa di Grillo"

Il Movimento che voleva stanare la casta «casa per casa» ora fa i conti con la protesta degli sfollati

La rabbia di Genova sul M5s "Cortei sotto casa di Grillo"

Il vento del cambiamento a Genova soffia di traverso e scompiglia le Cinque stelle del Movimento. Sulla genovesità di Beppe Grillo non ci sono dubbi. Eppure la sua creatura politica non ha mai sfondato sotto la Lanterna. Anche quando è sbiadito il tradizionale cuore rosso di Genova, la città ha virato a destra, mentre il voto on line grillino tradiva la volontà del comico e faceva precipitare il Movimento in uno scontro a colpi di carte bollate sulle candidature.

Ma se quella faida interna, tutta ligure, è stata poco più che una seccatura, per i vertici pentastellati da qualche giorno per l'M5s Genova è diventata la capitale del malcontento, una grana che in graduatoria arriva appena al di sotto del braccio di ferro sulla finanziaria. In 40 giorni è svanito tutto il successo di immagine ottenuto con la calata in massa ai funerali delle vittime di ponte Morandi, con le dichiarazioni di guerra ad Autostrade e le solenni promesse di rapida ricostruzione sigillate sventolando i fogli del «decreto Ponte» come una bandiera.

Difficile stavolta spacciare per attacco della casta la sincera indignazione dei genovesi, con in testa gli sfollati e i parenti delle vittime. «Non so cosa faremo, ma se non esce qualcosa adesso sicuramente andremo sotto qualche palazzo», dice Franco Ravera, portavoce del comitato degli sfollati di via Porro commentando l'ultimo rinvio della data di nascita del decreto e poi aggiunge la minaccia più efficace: «Non escluderei di fare anche una manifestazione sotto casa di Beppe Grillo». Nel bel mezzo del delicato passaggio della legge di bilancio, il Movimento, che ha voluto a tutti i costi intestarsi la gestione del dossier ricostruzione, rischia ora di ritrovarsi con gli striscioni sotto casa del guru. Lo spettro di un Vaffa day anti grillino degli sfollati si fa sempre più concreto, mentre i rappresentanti della protesta fanno il giro delle televisioni e smorfie di disgusto per la gestione del caso si dipingono anche sui volti «non ostili». Ferruccio Sansa, genovese, giornalista dell'amico Fatto quotidiano, su Sky non ha risparmiato le accuse al governo. E un'icona genovese come Gino Paoli, in passato considerato simpatizzante a causa del buon rapporto con Grillo (costrinse il Movimento a ritirare la richiesta di dimissioni dalla presidenza della Siae quando il cantante si ritrovò indagato) ieri a un Giorno da pecora ha sparato ad alzo zero sui grillini al governo. Il ponte «vivibile» del ministro Toninelli «è una stronzata -dice il cantante ai conduttori della trasmissione di Radio Rai- Quando uno si mette in competizione col più grande architetto del mondo vuol dire che è cretino». Per Paoli, «deve essere bellissimo mangiiare mentre ti passano sopra la testa i camion col rimorchio». Un attacco senza sconti, con tanto di presa di distanza politica («Io votare Cinque stelle? Mi sta insultando?») e benedizione ai politici locali osteggiati dal M5s: «Mi fido più di Toti e Bucci che di Toninelli, non c'è paragone, loro due mi sembrano decisi a fare alla svelta, spero molto in loro, se fossi al posto loro andrei avanti senza ascoltare i bla bla bla e le varie cose che avvengono a Roma».

Ma più delle critiche Vip a preoccupare gli uomini della comunicazione dei pentastellati è il rischio di una protesta di popolo che sarebbe una vera nemesi. Un «vaffa» da Genova all'uomo che ha scalato il potere con i Vaffa Day è un brutto segnale. Ancora peggio se davvero si arrivare ai cortei davanti casa di Grillo, sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo. Un allarme rosso per chi prometteva di andare a prendere i membri della casta «casa per casa» e ora rischia di ritrovarsi la rabbia popolare sotto le finestre. Dopo aver tuonato contro il Pd (giustamente) per la mala gestione dell'emergenza terremoto.

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