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Odissea noir

Siamo arrivati al punto di non ritorno della cultura woke, quella che ha cambiato pelle e anima a chiunque, da Anna Bolena a Biancaneve

Odissea noir
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Abbiamo visto tutti i film di Christopher Nolan. Due volte. E Inception addirittura tre; per dire. Infatti aspettiamo con ansia la prossima opera, Odissea. Ci fidiamo ciecamente del regista e ciecamente anche dello sceneggiatore. Il trailer con Batman nei panni di Agamennone - o Agamennone nei panni di Batman - promette già il capolavoro. Adoriamo le contaminazioni, le riletture, il meticciato culturale. E speriamo anche nella conferma che il ruolo di Elena di Troia, simbolo della donna più bella del mondo, sia stato affidato all'attrice, mezza messicana e mezza keniota, Lupita Nyong'o. Di colore, coi capelli corti e bruttina.

Non ci interessa che Omero descriva Elena «dalle bianche braccia» e con la lunga chioma, e che per lei si usi il termine xanthos , «biondo» o «chiaro»; o che Esiodo parli della «bionda Elena»; e che Euripide la immagini mentre si taglia i «biondi capelli» e che la storia dell'arte l'abbia rappresentata bionda e con gli occhi azzurri, e che Diane Kruger, l'Elena di Troy, sia bellissima. E che Sydney Sweeney sarebbe stata la scelta migliore in assoluto.

A noi interessa che con questa Elena, un po' da blaxploitation anni Settanta, siamo arrivati al punto di non ritorno della cultura woke, quella che ha cambiato pelle e anima a chiunque, da Anna Bolena a Biancaneve.

Più a fondo, dopo una Elena nera, non si può andare. Così potremo cominciare il giro dall'altra parte. Partiremmo da un Tarzan nero...

E per il resto, abbiamo già perplessità sul cambiare la cronaca, immaginati la Storia. Ci lasciassero almeno i miti.

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