Memoria brigatista e migranti: "Adesso è allarme sicurezza"

Il Report al Parlamento analizza eversione e immigrazione clandestina: "Ecco cosa rischia l'Italia post Covid". E c'è chi ravviva la "memoria brigatista"

Memoria brigatista e migranti: "Adesso è allarme sicurezza"

La pandemia e i lockdown non hanno fermato movimenti eversivi e organizzazioni di stampo marxista-leninista. A spiegarlo sono i servizi nella loro Relazione annuale condivisa con il Parlamento. Gli 007 italiani evidenziano con una serie di elementi come il Covid-19 sia diventato alleato di chi punta ad attaccare enti pubblici, grandi aziende, sindacati e partiti. Il documento dell’intelligence spiega che il diffondersi del virus è stato utilizzato per alimentare la propaganda contro le istituzioni democratiche. Amministrazioni colpevoli di voler “militarizzare” il territorio e di favorire l’adozione di un “nuovo modello di sviluppo”. Gli uomini dei servizi ricordano come l’insurrezionalismo di marca anarchica abbia rivendicato l’invio, a settembre, di due plichi esplosivi: l’uno, aperto, ma non de¬flagrato, ai danni del Presidente dell’Associazione Industriale Bresciana; l’altro, mai giunto a destinazione, al Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria di Modena. Azioni animate dall’intento di voler colpire “i padroni” manifestando solidarietà con le rivolte carcerarie scoppiate all’inizio della fase pandemica.

È stata monitorata anche l’attività dell’estrema sinistra: “La propensione a sfruttare la sensibile congiuntura a fini propagandistici ha caratterizzato anche i ristretti ambienti dell’oltranzismo marxista-leninista, che hanno intensificato la divulgazione delle teorie rivoluzionarie”. Rilevante e da attenzionare, secondo i servizi, l’attività di “recupero della memoria brigatista” attraverso scritti, interventi e testimonianze di ex militanti. Scelta che sarebbe servita a “contestualizzare il messaggio brigatista in ottica di contrapposizione di classe” e a evidenziare una presunta “crisi del sistema capitalista e imperialista”.

Il Covid e la crisi economica hanno teso un assist anche a chi si occupa di favorire l’ingresso di migranti clandestini in Italia. Secondo i dirigenti dei servizi, in Tunisia le attività sarebbero totalmente gestite da “sodalizi criminali” in possesso di “spiccata managerialità”. Organizzazioni di malavitosi capaci di promuovere l’intera filiera dell’immigrazione clandestina: dall’arruolamento di scafisti alla promozione propagandistica sui principali social media. Non cambia lo scenario nella Libia martoriata dallo scontro tra milizie e bande criminali: anche qui l’immigrazione verso le coste italiane continua ad essere gestita da associazioni criminali in grado di curare tutti gli aspetti dell’organizzazione. Nella Relazione inviata alle Camere, gli agenti dell’intelligence evidenziano come il fenomeno migratorio debba essere attentamente monitorato per ragioni sia sanitarie che di contrasto al terrorismo: “I rischi sanitari connessi alla possibile dispersione sul territorio nazionale di soggetti positivi al virus sono andati ad aggiungersi al pericolo di infiltrazioni terroristiche”. Il pericolo di entrare in contatto con il mondo jihadista è presente soprattutto nei “centri di detenzione” presenti sul suolo libico. Contesti dove spesso sono attivi criminali specializzati nella produzione di documenti falsi: persone vicine ad organizzazioni terroristiche.

Gli 007 spiegano che – per il momento – non esisterebbe un rischio concreto in materia di attacchi terroristici di matrice islamista: “L’Italia, al pari di altri Paesi europei, risulta esposta ad un utilizzo del territorio quale via d’ingresso e ponte verso altre aree del Continente. Sebbene i casi ad oggi emersi non siano riferibili a strutturate strategie per il trasferimento di jihadisti in Europa, rappresenta da tempo una sfida, sul piano informativo, la presenza illegale entro i nostri confini di soggetti a rischio”. Persone che, di frequente, ricorrono ad alias che sono già state oggetto di espulsione da parte delle questure. Confondersi sul web è ancora più semplice. Online, anche nel 2020, è stato intercettato materiale propagandistico diffuso per puntare sulla radicalizzazione.

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