"La ratifica del Mes è in mano alle Camere". E Giorgetti rilancia

Il direttore Gramegna: "Rispettiamo l'Italia". Il governo vuole legare il negoziato al Pnrr

"La ratifica del Mes è in mano alle Camere". E Giorgetti  rilancia

Sulla riforma del Mes la strada è ormai da tempo tracciata: il governo Meloni firmerà il provvedimento di ratifica che il Parlamento italiano (buon ultimo in Europa, visto che ieri la neo-arrivata Croazia ha fatto sapere che lo approverà a giorni) voterà.

Ma la gestione politica del dossier è spinosissima per chi (come FdI e Lega) per anni ha additato il Mes come strumento del demonio, e ora deve spiegare al proprio elettorato che invece si tratta di una riforma necessaria e senza alcuna nefasta conseguenza. Riforma, peraltro, già sottoscritta dall'Italia in sede di Consiglio europeo, con la firma proprio di quel Giuseppe Conte (allora premier) che oggi si appresta, allegramente dimentico, a guidare la rivolta parlamentare contro il suo stesso trattato. Mentre il governo deve fronteggiare gli attacchi delle altre opposizioni (Pd e Terzo Polo, favorevoli al Mes) che punzecchiano il centrodestra per la nuova «retromarcia». Ma la direzione di marcia è segnata, e che il sì italiano al Mes sia inevitabile lo dicono anche esponenti di destra come Gianfranco Fini o persino l'ex ministro Giulio Tremonti: «É un problema minore, la ratifica ci sarà».

Per farlo, il governo - dopo aver dato assicurazioni all'Europa, da settimane in pressing - ha chiesto un po' di tempo, e infatti ieri le dichiarazioni degli esponenti Ue - incassata da Roma la promessa che l'ostruzionismo cesserà - erano improntate a prudente comprensione delle difficoltà italiane. Per il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, «pare esserci qualche progresso, quindi speriamo di poter confermare la ratifica». Anche il direttore del Mes Pierre Gramegna, che pochi giorni fa ha incontrato Meloni a Roma, si mostra sereno: «abbiamo avuto un ottimo scambio di opinioni, ora è tutto nelle mani del Parlamento italiano: dobbiamo rispettare le procedure democratiche in ogni paese». Mentre il commissario italiano alle Politiche economiche, Paolo Gentiloni, prova a riportare un po' di buonsenso nel confuso dibattito italiano: «La ratifica sarebbe certamente positiva, ma la decisione spetta al governo italiano. Vedremo in che termini e in che tempi verrà presa. Due cose sono sicure: l'Italia è stata tra i Paesi che circa due anni fa hanno deciso questa riforma, che è utile». Poi, sottolinea, «ciascun paese può decidere se utilizzare oppure no alcuni strumenti che il Mes mette a disposizione. Mentre la ratifica serve all'insieme dei paesi membri, a prescindere da chi lo utilizzerà oppure no». Ieri, a Bruxelles si è riunito l'Eurogruppo, con la partecipazione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Che ha iniziato a mettere sul piatto il tema che il governo vuole spendersi come contropartita al via libera al Mes, ossia la revisione di alcuni punti del Pnrr. « C'è la necessità di rivedere la politica degli aiuti di Stato, che deve diventare meno burocratica e più flessibile», ha detto Giorgetti. «Questo deve valere anche per gli strumenti già costituiti», come Next Generation Eu. È un atto «doveroso», spiega, di fronte «soprattutto per le mutate condizioni di contesto economico, di prezzi e disponibilità di materiali».

La stessa linea viene sostenuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ricorda come Forza Italia sia sempre stata a favore del Mes, sia pure c«con regole meno severe», e spiega: «Se si chiede flessibilità all'Europa sul Pnrr, come stiamo facendo, bisogna anche essere disponibili noi alla stessa flessibilità» sul Mes. «Il dialogo va avanti, e sono ottimista».

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