"Puntiamo non solo sulla degradazione delle capacità militari, ma l'obiettivo è la leadership". Sono le comunicazioni agli alleati del comando americano dopo l'attacco all'Iran. "Le prossime 12 ore saranno critiche per determinare se il conflitto si manterrà al livello iniziale o si espanderà sul mare, sullo stretto di Hormuz e con i proxy degli ayatollah", ovvero le milizie sciite in Iraq, in Libano e gli Houti nello Yemen. Il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ha dichiarato che "non sarà una guerra lampo, durerà giorni e giorni".
Le forze in campo sono imponenti: gli israeliani hanno lanciato un raid contro 500 obiettivi impiegando 200 caccia, l'operazione dell'aeronautica più massiccia della storia dello Stato ebraico. Le Forze di difesa israeliane, che si basano sulla leva, contano su 170mila uomini in servizio attivo, e 465mila riservisti. L'aviazione, che è la punta di lancia, ha oltre 600 aerei dagli F-35 "invisibili" ai vecchi ma super armati F-15. Oltre a 1400 carri armati e l'arma finale delle testate atomiche.
L'altro asse della tenaglia che sta stritolando l'Iran è la possente armata americana posizionata sul mare. E pure in Giordania, a Muwaffaq Salti, dove sono aumentati gli F-35. In Israele a Ovda è stata dislocata una dozzina di F-22. In Medio Oriente sono dispiegati almeno 40mila soldati Usa, ma la parte del leone nell'operazione "Furia epica", ricade sulla Marina. Il Pentagono ha schierato due portaerei con le loro squadre navali da combattimento. Dall'"Abraham Lincoln", che sorveglia il punto caldo di Hormuz, decollano gli F-35 che bucano i radar avversari. I caccia bombardieri EF18 Growle, le "donnole selvagge", neutralizzano la contraerea iraniana. Poi ci sono gli F-18 Super Hornet, che colpiscono gli obiettivi a terra. I sette cacciatorpediniere classe Arleigh Burke fra Mar Rosso e Mediterraneo lanciano salve di missili da crociera Tomahawk, come i due sottomarini nucleari nella zona di operazione.
La seconda squadra navale coinvolta nell'attacco è quella della portaerei "Gerald Ford", posizionata davanti ad Israele, ma sono cruciali anche gli oltre 100 velivoli di rifornimento in volo dislocati fra l'Europa dell'Est e il Golfo. L'intera operazione è coordinata dal cielo con gli aerei radar Awacs. In caso di necessità i bombardieri strategici B-2 con gli ordigni distruggi-bunker più potenti al mondo possono intervenire direttamente dagli Stati Uniti o dalla base Diego Garcia nell'Oceano Indiano.
L'Iran, però, non è il Venezuela e dispone di una forza militare che rende impossibile un'operazione di terra. Le forze armate contano su 1.180.000 uomini, compreso il nocciolo duro di 200mila Guardiani della rivoluzione. Senza contare la Marina, con missili anti nave, barchini minati molto evoluti, una portadroni ed elicotteri e sommergibili, ma obsoleti. La vera forza di deterrenza è l'arsenale missilistico, che ricade sotto il comando aereo spaziale dei Pasdaran. Dai 2-3mila vettori con una gittata da 300 a 3000 chilometri, che trasportano testate da 350 a 1500 chili di esplosivo. La risposta missilistica iraniana, anche se limitata nei numeri, ha colpito Israele, il quartiere generale della V flotta Usa nel Bahrein e Dubai. Non solo: martellano anche Erbil, nel nord dell'Iraq, dove si trova la base americana più vicina all'Iran, ma pure qualche centinaio di nostri soldati della missione Prima Parthica. Per ora le batterie anti missile Usa, Patriot e Thhad, sono riuscite a intercettare la minaccia.
L'Iran usa per confondere le difese avversarie un nugolo di droni (80mila solo kamikaze), che costruiscono al ritmo di 400 al
giorno. La vera minaccia però è rappresentata dalle milizie sciite equipaggiate e pilotate dalla brigata dei Pasdaran Al Qods, che ha squadre infiltrate in Occidente, compresa l'Europa, pronte a lanciare attacchi terroristici.