Il re delle coop snobba il candidato dem: "A Bologna meglio votare l'azzurro Cangini"

Il presidente di Manutencoop. Levorato contro Lepore: "Non ha le stesse capacità". E sul Pd: "Non c'è nulla di strutturato e connesso con la società"

Il re delle coop snobba il candidato dem: "A Bologna meglio votare l'azzurro Cangini"

Lo chiamano «l'eretico» («perché per tanti anni ho rotto i coni al mondo cooperativo per cercare di cambiarlo e renderlo meno anacronistico») ma a lui questa definizione, in verità, va un po' stretta. Schietto, fuori dagli schemi da sempre, dice quello che pensa. A costo di andare contro le idee di quello che lui chiama «il branco».

Claudio Levorato, 72 anni, presidente di Manutencoop da 37 (il più longevo dirigente tra le cooperative rosse) holding di controllo della sua azienda, la Reekeep, che si occupa di facility management e che lui prese in mano quando fatturava qualche milione di lire e oggi supera il miliardo di euro, ha rilasciato un'intervista al Resto del Carlino alzando un polverone: rispetto al candidato di centrosinistra Matteo Lepore, come sindaco di Bologna, preferisce quello di centrodestra, il senatore di Forza Italia ed ex direttore del Qn, Andrea Cangini. Che detto da un ex Pci come lui fa un certo effetto. «Resto un uomo di sinistra nella misura in cui abbia significato pieno. Ma si può essere di sinistra non solo essendo favorevoli alle libertà di tutti, non guardando solo ai diritti ma anche all'economia. Noto un'arretratezza culturale nelle proposte del Pd di cui Lepore è espressione. Cangini, invece, può ben interpretare i bisogni dei bolognesi. Quando si parla del governo di una città è molto più importante la personalità e la capacità di mettersi in sintonia con tutte le eccellenze che Bologna possiede. Ho conosciuto Cangini come giornalista e ha sempre avuto buone relazioni col mondo economico e la società civile. È una persona che apprezzo molto».

E, quindi, il candidato del centrosinistra? «Lepore non ha le stesse capacità. Si sa chi sono i suoi mandanti: il Pd ormai è un partito liquido, come esso stesso si definisce, non c'è nulla di strutturato, di profondo, di interconnesso con la società. Sono solo gruppi di uomini che si confederano tra loro, si mettono d'accordo e si ripartiscono ruoli, posti e prospettive che riguardano sempre il loro particulare e mai la gente. Il Pd è prigioniero di un nucleo di potere che invade la sfera politica: trame che si intessono in circoli ristretti, nei salotti, in cui si scambia e si decide. Specialmente a Bologna, un fenomeno che è diventato invasivo».

Ma Cangini resta pur sempre un uomo scelto da Berlusconi. «Berlusconi? Pur avendo votato contro di lui, dopo i suoi governi ho visto anche di peggio, per cui si finisce anche per rimpiangerlo. Io poi ho sempre nutrito simpatia per gli sconfitti in più per chi come lui ha subito un trattamento indegno fino all'insulto di cacciarlo dalle istituzioni».

Adesso, secondo Levorato, «Bologna è in piena decadenza e ha bisogno di un cambio di passo come fu con Giorgio Guazzaloca, che pur non votai ma lanciai da lontano, e che diventò sindaco perché cacciato da presidente della Camera di Commercio con un colpo di mano ordito dalla sinistra e dal presidente di Unipol (controllata dalle cooperative) Pierluigi Stefanini, lo stesso che da dieci anni alleva Lepore, espressione di quel gruppo di potere. Ecco perché spero che anche stavolta Bologna si ribelli».

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