Lo "scudo" di emergenza europeo attorno all'isola di Cipro si sta trasformando in un'operazione politica pronta a svelare chi, a fronte di una crisi che vede l'Iran optare per l'escalation a colpi di missili e droni, sceglie il crinale dell'ipocrisia e chi si mostra capace di fare fronte comune davanti ai Pasdaran. Proteggere anzitutto un nodo strategico per l'Europa, come Cipro, incastonato nel Mediterraneo orientale tra la Turchia e il Libano, non è il solo imperativo; prima i leader di Francia, Italia e Grecia Paese apripista nella difesa dell'isola facendo scattare il meccanismo di soccorso - hanno coordinato gli sforzi militari per il dispiegamento di mezzi di protezione. Poi una girandola di colloqui ha oliato un meccanismo di difesa europeo che, pur nelle variegate disposizioni, sembra infine aver trovato una quadra a protezione delle acque. Non solo coordinamento militare, ma prove di dialogo tra leader.
La Francia ha schierato nel Mediterraneo una portaerei d'assalto anfibio nel quadrante delle operazioni. Si unirà alla fregata Languedoc, già posizionata a largo delle coste di Cipro, e alla portaerei Charles De Gaulle che ieri ha attraversato lo Stretto di Gibilterra. Resta "determinato" il no alla guerra della Spagna, che però si è scontrato con la necessità di difesa continentale; ieri, dopo aver parlato con il sultano dell'Oman e con l'emiro del Qatar, il premier Sánchez si è convinto a fare la sua parte. Aiutare Cipro, ma non solo. Pur nella traversata tra retorica e realtà, il leader socialista ha dato via libera all'invio di una fregata. E non solo il partito popolare di Feijoo lo ha invitato a chiedere l'autorizzazione del Parlamento per l'invio a Cipro "L'esercito no è suo, ma di tutti gli spagnoli", la provocazione del suo oppositore N. 1. Ma anche la stampa ha messo il premier sulla graticola a causa delle sue contraddizioni. Secondo El Mundo, almeno 20 aerei da guerra sarebbero decollati dalle basi americane di Rota e Morón, in Andalusia, negli ultimi giorni per attaccare l'Iran. E il quotidiano spagnolo Abc titolava "Falso no alla guerra", mettendo Sanchez davanti a un atto di accusa pubblico: si era fatto paladino del pacifismo, sfidando Trump con un "no alla guerra", e intanto gli sarebbero decollati aerei Usa armati in casa. Scommessa non priva di ricadute politiche, tra difficoltà per le elezioni regionali, inchieste sul suo Psoe e la difficoltà di varare una finanziaria. Ieri Sánchez ha ripetuto: "Questa guerra è un errore clamoroso". Ha ceduto. Diventando non solo parte della "flotilla" europea guidata dalla portaerei francese de Gaulle ma anche più dialogante con Washington.
Anche l'Italia ha inviato la fregata missilistica Federico Martinengo, per proteggere l'isola dagli attacchi iraniani proprio in coordinamento con Spagna, Francia ed Olanda. Parigi è andata oltre, con coperture dei cieli. Inviata una portaelicotteri Mistral e un'altra fregata. Inedita concentrazione navale. Anche il Regno Unito partecipa alla blindatura dello lo Stato dell'Ue colpito nei giorni scorsi dai droni iraniani. E la Germania? "Evitare il collasso dello Stato iraniano e un'ondata migratoria incontrollata", dice il cancelliere Merz.
Tutti pronti a smussare le divergenze in nome di un pericolo che lambisce anche interessi energetici e commerciali; e diventa questione di sicurezza continentale con l'allarme su possibili ondate migratorie. Per l'Onu, già 50mila i siriani sfollati fuggiti dal Libano. Lunedì la videoconferenza tra i vertici Ue e i leader mediorientali del Golfo. Costa, presidente del Consiglio europeo, l'11 marzo sarà a Baku, Azerbaigian.