Record di casi mondiali. Mezzo milione di morti

Attorno alle 20 di ieri contagi a otto cifre. Come se tutta la Lombardia fosse malata

Medici in corsia contro il Covid (La Presse)

Dieci milioni di persone. Il numero degli abitanti della Svezia, dell'Azerbaigian, della Giordania, del Portogallo, della Grecia. Nazioni importanti, mica bruscolini. Il numero di persone che vivono in quella Lombardia che è al contempo la regione più avanzata e popolata d'Italia ma anche quella martire del coronavirus: 10.060.574 calcolava l'Istat nel 2019.

La Lombardia è la terra italiana che ha conosciuto più contagi dall'inizio della pandemia: 93.664 al conteggio di ieri. Ma immaginate che tutti i suoi residenti siano stati invasi dal coronavirus. Avreste il numero di positivi totali della Terra. Ieri alle ore 20,15 il contatore mondiale era a quota 10.000.051. E chissà se il decimilionesimo contagiato sarà stato un ecuadoriano, un finlandese o un libanese. Davvero, che cosa importa?

In questi dieci milioni di contagiati «ufficiali» (chissà quanti sono quelli che non sapranno mai di avere contratto il virus) c'è di tutto. Ci sono 498.952 persone che ci hanno lasciato le penne, e chissà se nel frattempo anche i morti supereranno quota mezzo milione. Ci sono 5.414.646 «guariti», persone che hanno conosciuto la paura, lo stigma, l'ospedale, a volte la terapia intensiva. E ci sono 4.086.453 che sono ancora lì nel guado: positivi ma non guariti.

La geografia del Covid non è democratica, proprio per niente. Quattro continenti raggruppano quasi la totalità dei contagi, con il Nord America in testa (3.002.123 casi) davanti a Europa (2.401.054), Asia (2.163.084) e Sud America (2.058.721) mentre l'Africa ha numeri bassissimi (364.572 casi, ma chissà quanto sia affidabile la contabilità) e l'Oceania addirittura trascurabili (9.273). Ci sono Paesi colpiti tantissimo e Paesi che hanno vissuto il coronavirus come un venticello che ha scompigliato i capelli. Gli Stati Uniti hanno contato 2.575.414 contagi, più o meno gli abitanti di una città come Roma, e ancora ieri il pallottoliere della paura ha mosso 22.458 sfere e l'Ue infatti sta pensando di rinviare la riapertura dei voli in arrivo dagli States. E i morti negli USA sono stati 127.912, ed entrambi i numeri - quello dei contagi e quello dei decessi - corrisponde a poco più di un quarto del totale mondiale.

Ci sono 1.284.214 casi in quel Brasile dove il presidente Jair Bolsonaro malgrado tutto continua a trattare l'epidemia come fosse un'unghia incarnita. Ci sono 627.646 casi in Russia, 529.331 in India, 310.250 in quel Regno Unito che è il Paese più colpito in Europa, l'unico in cui anche il capo del governo, Boris Johnson, ha conosciuto la malattia che lo ha spettinato per bene e ha convinto in prima persona che la pandemia non era una cena di gala. E poi Spagna, Perù, Cile, Italia e Iran, nella «top ten» del dolore.

Ci sono anche Paesi piccoli che solo per le ridotte dimensioni fanno scomparire dalle statistiche ma che calcolatrice alla mano risultano devastati dalla pandemia. C'è il Qatar con 33.358 casi ogni milione di abitanti, il Cile con 14.009, il Perù con 8.262, l'Armenia con 8.069, e poi Singapore, Oman, Panama, Lussemburgo, Bielorussia, Svezia. Tutte nazioni in cui in rapporto agli abitanti il Covid ha colpito più duro che da noi, anche se l'Italia resterà nella memoria globale come uno dei Paesi simbolo della pandemia. Dove noi restiamo molto alti in classifica è nel numero di morti in rapporto alla popolazione, 574 decessi ogni milione di abitanti, dietro soltanto San Marino, Belgio, Andorra, Regno Unito e Spagna.

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