Scoppia l'ira della Meloni: "Siamo meno intelligenti?"

Nel suo intervento alla Camera per le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni sul Pnrr la Meloni ha fortemente criticato i tempi concessi per analizzare il testo definitivo del Recovery Plan

Scoppia l'ira della Meloni: "Siamo meno intelligenti?"

Sul ricorso allo strumento del Recovery Plan la posizione di Fratelli d’Italia è stata sempre improntata alla massima cautela. Su questo delicato tema la scelta dell’unico partito all’opposizione presente in Parlamento è stata ribadita oggi da Giorgia Meloni in Aula della Camera nel corso delle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni sul Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La leader di FdI non ha risparmiato feroci critiche al governo e aalla maggioranza per i tempi stretti concessi per studiare il testo. "Un documento di 330 pagine che comporta una spesa di 250 miliardi di euro in tutti i settori vitali della nazione, con una serie di riforme nevralgiche" da leggere "in 24 ore", ha scandito una Meloni visibilmente contrariata per il poco tempo avuto dal Parlamento per analizzare e discutere il testo definitivo del Recovery. "Per carità forse siamo meno intelligenti dei nostri colleghi, non siamo abbastanza veloci a leggere", ha proseguito con sarcasmo la deputata che, poi, non ha risparmiato un altro affondo: "O forse siamo gli unici che non sono costretti a dire che va sempre tutto bene, perché non va tutto bene affatto".

Un passaggio molto duro, questo della Meloni, ma non l’unico. Perché la leader di Fdi ne ha per tutti, premier Draghi compreso."Questo Parlamento è stato ignorato, verrebbe da dire, è stato deriso", ha esclamato la Meloni che ha ricordato come "per mesi siamo stati impegnati a giudicare il pessimo documento di Conte, poi Conte è andato a casa perché Italia Viva diceva che un piano così importante non può essere gestito da forze oscure ma deve essere valutato dal Parlamento. Dov’è ora Renzi, in Arabia Saudita? Ma è normale votarlo a scatola chiusa? Il Parlamento è stato esautorato".

Quello del Parlamento esautorato è un concetto molto duro che la Meloni ha ribadito spiegando che la decisione "è stata una scelta politica" in quanto il governo non voleva "trovarsi nella difficoltà di mettere insieme una maggioranza litigiosa”. "Ma avete buttato il bambino con l'acqua sporca. Siete tutti uniti nel non contare assolutamente nulla? Questa è l'unità nazionale?", ha affermato ancora la deputata rivolgendosi al premier Draghi e alla sua maggioranza. La Meloni non nega l’importa del denaro del Recovery Plan utile per ridare prestigio al Paese ma rilancia evidenziando che su questo Piano che prevede 250 miliardi di euro, "forse il documento più importante della storia repubblicana", il Parlamento "è stato ignorato, permettetemi di dire, deriso...".

La deputata appare come un fiume in piena. "Un partito serio non vota" un documento "cosi importante e imponente"' e "non accetta certamente il metodo di un piano volutamente tenuto chiuso in un cassetto e poi presentato al Parlamento con la formula del prendere o lasciare... E FdI è un partito serio e questo è la ragione per la quale, per rispetto a noi stessi e agli italiani, noi dobbiamo astenerci da ogni giudizio", ha annunciato la deputata che poi ha garantito che "quando il nostro giudizio sarò compiuto, sarà libero e consapevole e non sarà come quello di molti altri qui dentro, viziato dall'interesse, dalla poltrona o dalla viltà".

Un altro affondo contro il premier la Meloni lo riserva in merito alla questione del lavoro svolto in passato dalle due Camere e che ora è stato vanificato dal nuovo esecutivo. "Quando il governo Draghi ha buttato giustamente il pessimo documento di Conte, il problema è che ha buttato anche tutto il lavoro che aveva fatto il Parlamento e questo non è normale. E noi dovremmo votare un documento così strategico in queste condizioni? Il ruolo dei parlamentari non è fare il pubblico pagato, in questo caso non pagante, alle sue relazioni", ha attacco la leader di Fdi che poi ha spiegato che il partito da lei guidato continua a garantire un'opposizione "patriottica e responsabile, ma è proprio quella responsabilità che oggi ci porta a dire che non siamo nella condizione di giudicare in coscienza un documento di 330 pagine che comporta una spesa di 250 miliardi di euro in tutti i settori vitali del Paese...".

"Lei dice che la data del 30 aprile non è mediatica- ha proseguito la Meloni- non è nemmeno perentoria. Poteva dare al Parlamento il tempo di leggere, una settimana, in compenso abbiamo il disco verde di Bruxelles, loro hanno potuto leggerlo e speriamo che non lo abbiano scritto". Nell’intervento della Meloni non manca anche un passaggio ai fondi destinati alla Capitale. "Roma Caput mundi? Con 500 milioni di euro mi sembra un obiettivo un po’ difficile", ha ironizzato il presidente di FdI.