"Il reddito di cittadinanza non funziona. Ora si ascoltino le agenzie per il lavoro"

Il presidente Assosomm: "Ben 30mila posti disponibili ai percettori"

"Il reddito di cittadinanza non funziona. Ora si  ascoltino le agenzie per il lavoro"

Cavalier Rosario Rasizza, presidente di Assosomm (associazione delle agenzie per il lavoro) e amministratore delegato di Openjobmetis (agenzia per illavoro quotata in Borsa), il reddito di cittadinanza ha mostrato di non funzionare per la riqualificazione dei disoccupati anche se solo un terzo dei percettori è impiegabile. Cosa pensa a riguardo?

«Noi lo avevamo intuito sin dalla prima stesura perché sarebbe diventato quasi impossibile eseguire la fase due, cioè quella del collocamento, però non siamo stati ascoltati. Sono d'accordo con il ministro Giorgetti sul chiamarlo lavoro di cittadinanza perché il reddito presuppone un lavoro a monte».

Tra le proposte di riforma c'è anche un maggiore coinvolgimento delle agenzie per il lavoro. per la formazione finalizzata alla ricerca di occupazione anche se i Centri per l'impiego sono titolari di questa competenza.

«Cambiamo quella titolarità! Non ha funzionato. Continuare a immaginare un mondo che non esiste sarebbe diabolico. Le agenzie per il lavoro sono nel mercato da oltre vent'anni e hanno imparato a svolgere questo mestiere. Che la politica smetta di improvvisarsi esperti di mercato del lavoro quando c'è qualcuno che lo fa con profitto da anni!».

La stretta sui contratti a termine non ha aiutato il reinserimento dei lavoratori.

«Le aziende possono ricevere uno sgravio massimo mensile di 780 euro per non meno di cinque mensilità in caso di assunzione a tempo indeterminato del percettore. Noi abbiamo contestato l'impianto sin dall'inizio perché non ci si può sposare dopo il primo incontro. Se un lavoratore è in difficoltà e percepisce il reddito, solo testandolo sul campo se ne possono capire le potenzialità. L'errore commesso è non consentire alle agenzie per il lavoro di creare un sistema virtuoso, prendendo i percettori dal divano e mandandoli a lavorare per 3-4 mesi, congelando l'erogazione del reddito per il periodo di durata dei contratti. Il 30% dei nostri addetti viene assunto dall'azienda cliente. Oggi, solo come Assosomm, abbiamo 30mila posti disponibili e non abbiamo accesso alla banca dati dei percettori del reddito. Comprenderà che è una follia che non si possa accedere alla banca dati Inps dei percettori».

Anche l'Anpal non ha a disposizione quei dati.

«Solo i Centri per l'impiego ce l'hanno. Dobbiamo ricordare che l'ex ministro del Lavoro Luigi Di Maio è andato fino nel Mississippi a prendere Mimmo Parisi come direttore dell'Anpal che è venuto in Italia ha sbandierato quest'App che doveva incrociare domanda e offerta e voleva vendere per una cifra stratosferica all'Anpal e non l'ha fatto tornandosene poi a casa con i suoi rimborsi spese. Perché non convocano Assosomm e Assolavoro, che è l'altra associazione di categoria, e ci coinvolgono?».

Cosa suggerisce per aumentare i controlli contro gli abusi?

«Non possiamo pensare che lo stato faccia il controllore di tutti altrimenti quanti ispettori si dovrebbero assumere? Occorre stringere un'alleanza tra pubblico e privato. Sediamoci attorno a un tavolo e creiamo un nuovo welfare per il 50% di percettori che non possono lavorare, mentre l'altro il 50% deve correre a trovare un impiego. Le agenzie per il lavoro sanno come si fa, mentre uno Stato che eroga solo sussidi non può funzionare».

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