Referendum, pure l'Ocse fa propaganda: "Italia più governabile col Sì"

Ocse rivede al rialzo le stime dell'Italia: "A rischio per le sofferenze bancarie e la crisi dei migranti". E fa propaganda per le ragioni del Sì al referendum

Referendum, pure l'Ocse fa propaganda: "Italia più governabile col Sì"

Anche l'Ocse è sceso in campo. A meno di una settimana dal referendum sulle riforme costituzionali, l'organizzazione con sede a Parigi pubblica un Global economic outlook che suona come una vera e propria propaganda in difesa di Matteo Renzi. "La riforma costituzionale che sarà soggetta a referendum a dicembre sarebbe un passo in avanti perché snellirebbe il processo legislativo e chiarirebbe la divisione delle responsabilità tra il governo centrale e gli enti locali che allo stato attuale ha frenato gli investimenti pubblici e privati", si legge nel documento secondo cui la riforma "migliorerebbe la governabilità politica ed economica" dell'Italia.

Nella nuova edizione del Global economic outlook, l'Ocse ha rivisto in lieve rialzo la stima sulla crescita dell'economia italiana nel 2017, portandola allo 0,9%. A settembre aveva invece stimato una crescita dello 0,8% per l'anno prossimo. Per il 2018 è attesa un'espansione dell'1%, mentre è confermata la stima di una crescita allo 0,8% nel 2016. Il tasso di disoccupazione, secondo l'organizzazione di Parigi, dovrebbe scendere dall'attuale 11,5% all'11% nel 2017 e al 10,7% nel 2018, mentre il tasso di inflazione armonizzato è previsto in crescita, dal -0,1% del 2016, allo 0,8% nel 2017 e all'1,2% nel 2018. Il debito pubblico, calcolato al 159,3% del Pil nel 2016, tornerà a salire nel 2017, assestandosi al 159,5%, per poi tornare al 159,3% nel 2018. Il rapporto tra deficit e Pil è invece previsto stabile al 2,4% sia nel 2016 che nei due anni successivi. "L'economia - osserva l'Ocse - continuerà a espandersi in maniera moderata".

Tutto bene, insomma. Mica tanto. Non solo l'Ocse lega il futuro dell'Italia alla vittoria del Sì al referendum di domenica prossima, ma teme anche un ulteriore aumento dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane e una nuova intensificazione della crisi immigrazione. Sono questi due i maggiori rischi al ribasso per l'economia italiana. "Rinnovate turbolenze nell'area euro o un aggravamento dei problemi di bilancio delle banche potrebbe far risalire gli spread, aumentare i costi di finanziamento del debito e richiedere una stretta fiscale - si legge nel rapporto - la crisi dei rifugiati potrebbe intensificarsi di nuovo, ponendo sotto sforzo le finanze pubbliche e la capacità di affrontare un afflusso maggiore di migranti". Per il Financial Times se vincerà il No, "fino a otto banche italiane in difficoltà saranno a rischio fallimento".

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