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Le regioni in rosso sulle liste d'attesa. Quasi due milioni di visite in ritardo

Un semaforo per le performance degli enti. Metà delle prescrizioni non presa in carico

Le regioni in rosso sulle liste d'attesa. Quasi due milioni di visite in ritardo
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La pagella delle regioni sulle liste di attesa in sanità sarà d'ora in poi visibile a tutti. Ogni regione avrà un colore come un semaforo: verde per le prestazioni erogate entro i tempi previsti, giallo per quelle vicine alla scadenza e rosso per quelle effettuate oltre i limiti. Un sistema reso possibile dal nuovo Cruscotto 2.0 della sanità illustrato ieri da Angelo Tanese, direttore generale dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali): "Fino a oggi - spiega Tanese - la Piattaforma riportava soltanto dati aggregati a livello nazionale". Ora invece le singole regioni saranno stimolate a migliorare le performance o quanto meno messe davanti alle loro responsabilità.

E di regioni in rosso ce ne sono diverse, anche se secondo Agenas i dati della piattaforma nazionale mostrano "una diffusa tendenza al miglioramento nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025" con il rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche passa dal 76,1 al 78,7 per cento e per gli esami diagnostici dall'83 all'84,7 per cento. Solo cinque regioni mostrano peggioramenti per le visite specialistiche e sei per gli esami: in entrambi i casi Abruzzo, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Sicilia e Valle d'Aosta, mentre la provincia autonoma di Bolzano è deficitaria solo per gli esami diagnostici. Ma questa è solo la tendenza. Tanese sottolinea infatti il caso della Puglia "che registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale".

Le prestazioni che in Italia durante il primo quadrimestre 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono 1.225.915 visite mediche e 688.543 esami diagnostici. Il dato riguarda tutte le classi di priorità prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni, "una base dati utilissima che via via si alimenterà in modo automatico dai Cup delle Regioni" e che "ci consente di analizzare le criticità e misurare l'impatto delle misure correttive". I dati attualmente analizzati sono quelli previsti dal Piano nazionale governo liste d'attesa 2019-21 e riguardano 14 visite specialistiche di primo accesso e 22 gruppi di esami diagnostici.

Interessante il dato secondo cui la percentuale di prime visite mediche realmente effettuate rispetto al numero di prescrizioni fatte è di circa il 50 per cento, mentre per gli esami diagnostici il dato sale al 54. In pratica una ricetta su due si perde, e se per Agenas "una quota di mancata presa in carico tra il 25 e il 30 per cento può essere considerata fisiologica", il resto sono prestazioni che finiscono nel privato.

"Una parte rilevante della domanda di salute esce dal perimetro pubblico", dice preoccupato il presidente dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani Vincenzo Bottino, che invita Agenas a registrare "quante prescrizioni vengono classificate come programmate, quante ricette vengono davvero utilizzate, quali prestazioni restano fuori tempo e quali territori spingono i pazienti verso il privato". Anche perché "una colonoscopia tardiva può cambiare la storia clinica di un paziente".

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