Ennesima promessa di Renzi: "80 euro alle neomamme"

Il premier: "Per anni hanno sempre pagato le famiglie, ora tocca ai politici". E sui tagli alla sanità: "Vergogna solo dirlo"

Ennesima promessa di Renzi: "80 euro alle neomamme"

Matteo Renzi non arretra. Tiene botta all'assalto delle Regioni rosse, che da giorni sono sul piede di guerra per i tagli contenuti nella legge di Stabilità, e rilancia calando l'asso nella manica: i 500 milioni, destinati dalla legge di stabilità alle famiglie, finanzieranno "un bonus di 80 euro alle neomamme per i primi tre anni". Perché, è il refrain del premier, "o facciamo uno sforzo insieme o l’Italia non ha futuro". Intervistato da Barbara D'Urso a Domenica Live, mette in chiaro che non è possibile andare avanti a far pagare il conto alle famiglie. Ci vuole un cambio di rotta. E la politica deve iniziare a fare la propria parte. "Se poi le Regioni si arrabbiano... gli passerà - fa spallucce Renzi - d'altra parte sono tutti arrabbiati: le Regioni, i sindacati, i magistrati".

Renzi non ha mai fatto mistero di preferire le trasmissioni popolari - populiste per i critici - ai convegni paludati. Per la seconda volta ("Dopo che la prima, prima delle europee, mi ha portato fortuna"), il premier oggi si siede nel salotto della D’Urso. E l’occasione è ghiotta per un annuncio che arrivi dritto nelle case degli italiani. O, come dice la conduttrice, a casa della "comare Cozzolino". "Dal primo gennaio del 2015 daremo gli 80 euro non solo a chi prende meno di 1500 euro al mese ma anche a tutte le mamme che fanno un figlio per i primi tre anni - annuncia - si tratta di mezzo miliardo destinato alle famiglie". Se la promessa rimarrà tale, solo il tempo ce lo dirà. Sulla carta è sicuramente un ulteriore passo avanti. L'obiettivo finale è, infatti, mettere a dieta lo Stato per dare fiato alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. In questo senso va anche il taglio dell'Irap che vale 6 miliardi di euro. "Un imprenditore paga un sacco di soldi, ma molti non arrivano al lavoratore - continua - la spesa dell’imprenditore se la mangia lo Stato". Anche per quanto riguarda il taglio del costo del lavoro, si vedrà in futuro se si tratta solo di un annuncio o di una misura concreta. Intanto, però, già qualcuno apostrofa bonariamente Renzi col soprannome di "Mister 80 euro".

Renzi sceglie una trasmissione cult della domenica pomeriggio, sulla rete ammiraglia di Mediaset, per difendere il valore espansivo della manovra e ribadire la sua determinazione a fare le riforme. A metà settimana incontrerà le Regioni. Ma dai toni usati alla vigilia dello sbarco della legge di Stabilità in parlamento è sin troppo chiaro che Renzi non è disposto a fare sconti. "Dopo settant'anni abbiamo capito che non possiamo far pagare sempre ai soliti - spiega il premier - e finora hanno pagato le famiglie. Se facciamo tagli ai ministeri, alle Regioni o agli apparati non si possono lamentare". Le polemiche dei giorni scorsi, questo è certo, se le è già buttate alle spalle. Perché, come ha già fatto con i magistrati e i sindacati, è pronto ad andare avanti come un rullo compressore. Non è disposto ad accettare le barricate dei difensori dello status quo che sarebbero addirittura disposti a tagliare la spesa sanitaria. La minaccia, sbandierata dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, non è affatto piaciuta al premier per cui è "vergognoso anche solo parlarne". "Mentre l'età media si allunga, dobbiamo far fronte a un impatto inedito di alcune malattie sui conti dello Stato, malattie terribili come la Sla - spiega - ma ci sono Asl che vanno a casa dei malati e li curano e altre che scelgono l'ospedalizzazione. Non possiamo tagliare questi servizi ai cittadini". Allo stesso tempo, però, ci sono spese che possono essere tranquillamente sforbiciate: "Non ci saranno troppe Asl? O non è strano che una siringa costi il doppio in una Regione rispetto a un'altra? O non ci saranno troppi super manager?".

In quasi un'ora di chiacchierata con la D'Urso, Renzi affronta tutti i temi "sensibili" della vita quotidiana. Dalle riforme della pubblica amministrazione e della giustizia all'anticipo del Tfr in busta paga. Tutte riforme, inclusa quella per il riconoscimento alla tedesca delle unioni civili, che il premier vorrebbe fare a passo di carica. "Se potessi farle da solo sarebbero già fatte entro dicembre - conclude - ma non siamo in una dittatura".

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