Massimo Cacciari, 80 anni, filosofo, politologo, politico - uno dei pochi intellettuali "di peso" che sono rimasti alla sinistra - è disilluso. Dice che non vede vie d'uscita. Il partito democratico non è mai nato, la sinistra è morta, e la destra secondo lui non sta meglio.
Professore, eppure la sinistra dopo la vittoria al referendum sembrava sperare in una strada spianata verso la vittoria elettorale...
"La sinistra probabilmente aveva frainteso il risultato del referendum. In quell'occasione c'è stata una parziale mobilitazione di settori dell'opinione pubblica e della società civile interessati ai temi del referendum e ad alcune questioni che sembravano connesse ai quesiti referendari. Ma per niente coinvolta in problemi di politica generale".
La sconfitta della sinistra a Venezia?
"A Venezia tanti giovani che avevano votato al referendum, spingendo il No, hanno disertato le urne. Poi a questo si sono combinate altre questioni di tipo amministrativo. Nelle elezioni amministrative la partita ormai si gioca nella scelta del candidato. Per vincere deve essere un candidato conosciuto, stimato, competente, legato al territorio".
Venezia vale come test nazionale?
"No, né il test di Venezia né tantomeno il referendum ci aiutano a prevedere l'esito delle elezioni politiche".
Cosa ci dice Venezia sul rapporto tra la sinistra e il suo tradizionale elettorato?
"Ma quale elettorato tradizionale? Non esiste più nessun elettorato tradizionale della sinistra. È scomparso da tempo. Anche fisicamente, anagraficamente. Gli elettorati si sono mischiati. Oltretutto la metà degli italiani non va più a votare. Sa che le dico? Qui oltre all'elettorato tradizionale della sinistra sta scomparendo tutto l'elettorato".
A Venezia la sinistra ha commesso molti errori?
"Sì. Sia nella scelta del candidato che nella composizione delle liste".
Sbagliata la scelta del candidato?
"Sì. Un candidato non competitivo proprio per immagine, per età per presenza sul territorio. Del tutto inadeguato. E poi sono stati commessi errori tattici da ridere. Come la presenza in lista di alcuni rappresentanti del mondo islamico che era una presenza assolutamente insensata. Giusta la battaglia contro la xenofobia, ma non si fa così. È da scemi".
Quali sono i problemi della sinistra?
"Non c'è più la sinistra. È scomparsa. Da Renzi in poi non esiste più".
Anche l'uscita della Picierno dal Pd è un segnale di crisi?
"È dall'inizio della storia del Pd che le cose vanno avanti così. Tutti abbarbicati al proprio orticello e alle rendite di posizione. Poi a un certo punto le rendite finiscono".
È un problema legato a questa leadership?
"Ma no! Renzi, Letta, le varie primarie con la lotta tra le correnti. Tutto deriva dal modo assolutamente maldestro col quale è stato costruito il partito democratico".
Come andava costruito?
"Il partito democratico avrebbe avuto un senso se avesse avuto una leadership articolata, certo, ma capace di lavorare a una destinazione comune. E quindi capace di elaborare una strategia e oltrepassare le casematte di appartenenza. Questo non è avvenuto".
Cosa pensa di Vannacci?
"Rimescolamento di carte. Vannacci esprime posizioni che sono sempre state presenti nella destra. Sia nel partito della Meloni che nella Lega. Ma che oggi il centrodestra di governo non può esprimere apertamente".
Avrà peso politico Vannacci?
"Se va alle elezioni con una lista sua sì. Se invece entra nel centrodestra non cambia proprio niente".
Ma lei si riconosce in questa sinistra di oggi?
"Io mi riconosco in me stesso. Di che sinistra parla? In quali idee mi dovrei riconoscere?".
Lei critica sia la destra sia la sinistra.
"Io non critico. Dico che l'Europa è di fronte a giganteschi problemi che non sa affrontare".
Quali?
"Due soprattutto. Il venir meno del Welfare che è stato fondamentale nella crescita democratica dei nostri paesi, e il non sapere evitare o comporre i conflitti armati".
La politica di fronte a questi problemi come si comporta?
"È assolutamente impotente. Balbetta. Che cosa ci vuole fare?".