"Renzi salva le banche e uccide le imprese"

Il presidente di Confartigianato, Giorgio Meletti, critica i decreti fiscali dell'esecutivo: "Scelta politica, per le pmi solo parole e annunci"

"Renzi salva le banche e uccide le imprese"

Roma - Prima i malumori di Confindustria sul decreto banche. Da venerdì, alla schiera dei delusi dal governo di Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan c'è anche Confartigianato. All'ultimo consiglio dei ministri sono stati approvati cinque dei sette decreti di attuazione della delega fiscale. Mancano all'appello quello sul catasto «della cui cancellazione Renzi si è attribuito la paternità». Poi quello che serviva alle piccole imprese «la cui rinuncia non ha invece nessun papà», ironizza Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato.

La politica fiscale di Renzi vi ha deluso?

«Le piccole imprese sono trattate come figlio Dio minore, nonostante le varie prediche da convegno sul fatto che rappresentano il cardine del nostro sistema produttivo. Sono balle se non seguono i fatti, se non si approvano provvedimenti sul fisco, che resta la questione principale per chi fa impresa. Bene la burocrazia o il Jobs Act, ma non facciamo finta che il problema numero uno in Italia non sia quello delle tasse che deprimono la competitività delle piccole imprese italiane».

Si riferisce ai decreti di attuazione delle delega fiscale?

«Di tutta la delega solo due decreti non verranno approvati entro i termini. Quello sulla revisione del catasto. E visto che non crediamo all'invarianza di gettito è una buona notizia. Poi, guarda caso, quello che riguarda le piccole imprese, con misure che attendevamo da tempo».

C'è lo zampino della Ragioneria, servivano soldi..

«Per altre misure le risorse sono state trovate. Penso al decreto sulle sofferenze delle banche. La scelta è stata politica».

Cosa c'era nel decreto saltato?

«La determinazione dei redditi delle imprese in contabilità semplificata secondo il criterio di cassa e non di competenza. Come dire, si pagano le tasse sulle fatture incassate e non su quelle emesse come succede oggi. Un regime che costringe le Pmi ad anticipare soldi al fisco. Occorreva una copertura solo per l'avvio del nuovo regime. Poi l'introduzione dell'Iri, la nuova imposta sul reddito di impresa che consente anche alle piccole imprese di avere una aliquota come quella Ires al 27,5% e non quella progressiva Irpef. Misura annunciata in pompa magna da Renzi, poi saltata nel silenzio del governo, come del resto la definizione del nuovo regime forfettario, attesissima dal popolo delle partite Iva».

Forse avevate aspettative eccessive sul governo?

«Erano legittime e legate alle promesse. Nel concreto stiamo vedendo che le piccole imprese sono in fondo alla scala delle priorità».

Il viceministro Luigi Casero ha detto che con la legge di stabilità potrebbero arrivare novità...

«Il governo ha scelto di lasciare cadere questa delega. Quelli che ci promettono che faranno domani quello che non hanno fatto oggi non godono più di grandissima credibilità nel nostro mondo».

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