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Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio

Fondi e assicurazioni devono collaborare col Ssn

Resta una diffidenza tutta ideologica: grazie al privato sistema in equilibrio
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La spesa sanitaria privata è ormai essenziale all'equilibrio del sistema di protezione della salute degli italiani. E lo sarà sempre di più. L'aumento progressivo dell'aspettativa di vita è una buona notizia, ma mette in rilievo nell'agenda del Paese il tema della fragilità sanitaria. Già oggi ai 138 miliardi di spesa pubblica per finanziare il sistema sanitario nazionale gli italiani aggiungono di tasca propria 45 miliardi ogni anno di tasca propria. La diffidenza verso l'integrazione privata dovrebbe ormai essere superata dai fatti. E da questi numeri. D'altronde, sono ormai 17 milioni gli italiani che sono iscritti ai 324 fondi sanitari integrativi (comprese le Casse mutue e le società di mutuo soccorso) registrati all'anagrafe del ministero della Salute. Il ricorso al privato aiuta anche il Ssn, alleggerendo molta della legittima pressione nelle prestazioni ordinarie (analisi di laboratorio, esami specialistici, prevenzione...) contribuendo al taglio delle liste di attesa per prestazioni che non siano acuzie o grandi interventi. Anzi, l'equilibrio pubblico-privato dovrebbe essere migliorato, invece che - ancora spesso - osteggiato da una incrollabile diffidenza verso il privato. Un'attenzione strutturale alla sanità integrativa dovrebbe spingere ad aumentare la capacità di intermediare una quota crescente di quei 45 miliardi di out of pocket. Oggi solo 5 miliardi di quei 45 sono ottimizzati dall'intervento dei fondi e delle casse mutue. Troppo poco per poter produrre effetti di razionalizzazione delle strutture sanitarie e della spesa. Il fronte della prevenzione e l'orizzonte della non autosufficienza dovrebbero incentivare lo sviluppo della sanità integrativa, invece che frenarla. La prevenzione, se diventa pratica abituale può ridurre l'impatto sulle forme patologiche successive che sono sempre più difficili e onerose da gestire. D'altronde si sa che prevenire è sempre meglio che curare. Vale ancora di più l'elemento della non autosufficienza. Invecchiare non vuol dire solo aggiungere anni alla vita ma aggiungere vita e vita buona agli anni. Se è vero che gli over 65 anni di oggi ormai si aspettano circa vent'anni di vita, è pur vero la metà di questi anni di vita rischiano di essere convissuti con patologie più o meno invalidanti. Su questo fronte ancora una volta è il supporto privato - anche a livello assicurativo - che può e deve soccorrere. La mutualità e l'investimento preventivo in polizze long term care (Ltc) possono offrire un orizzonte di vita più sereno e meno emergenziale.

D'altronde la vita che si allunga deve essere una buona notizia non una iattura. Pubblico e privato (fondi sanitari e compagnie di assicurazione in questo caso) devono collaborare per sottrarre il più possibile la vita degli italiani al rischio del peggio, costruendo il meglio per tempo.

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