Come i peperoni avanzati dal Cenone, Report rigurgita la "pista nera" dietro le stragi di Capaci e Via D'Amelio, già sconfessata dalla Procura di Caltanissetta in commissione Antimafia. L'ipotesi della manina neofascista dietro gli attentati del 1992 che fecero saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è uno dei cavalli di battaglia della trasmissione di Sigfrido Ranucci e di tutta la sinistra giudiziaria che su questa ipotesi mai verificata - "vale zero tagliato", secondo il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca - ci hanno campato per anni. Nell'ultima puntata la "pista nera" sarebbe bella affollata: mafia, servizi segreti, ex e neofascisti, Cia, Gladio, Ordine nuovo, la Falange Armata, la 'ndrangheta e la P2. Lo sa bene l'ex Pg di Palermo Roberto Scarpinato (oggi parlamentare M5s) che ci ha costruito sopra la sua Sistemi criminali, ma anche l'ex Dna Gianfranco Donadio, già consulente del grillino Nicola Morra in Antimafia, su mandato di Pietro Grasso, prima di essere allontanato dalla Dna per qualche rivelazione di troppo.
Con loro parla l'inviato mafiologo di Report Paolo Mondani, che avrebbe scovato la registrazione di uno interrogatorio con Donadio rimasto segreto a lungo nel quale il collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio Troia, parla della presenza a Capaci del leader di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie e di alcuni sopralluoghi pochi giorni prima della strage di Capaci dove è stato posto l'esplosivo. A corroborare la sua presenza, secondo Mondani (che sulla vicenda si è beccato anche una mezza perquisizione da Caltanissetta nel 2022), ci sarebbero anche le parole dell'ex brigadiere Walter Giustini e dell'ex compagna di Lo Cicero Maria Romeo, che ne avrebbe parlato all'ufficiale dell'Arma Gianfranco Cavallo. Si parla anche dell'ex parlamentare Msi Guido Lo Porto, amico di Borsellino ma anche di Troia, come colui che avrebbe tradito il giudice.
"Tutte fanfaluche", ribadisce il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, che riporta i dubbi della Procura sull'attendibilità di Lo Cicero e della Romeo (già processata per false informazioni al pm). Oracoli o millantatori? Caltanissetta propende per quest'ultima ipotesi, Ranucci si fa scudo di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e autore dell'esposto che ha di fatto impedito che la "pista nera" venisse archiviata dal Gip. Lo spiega al Giornale il legale Fabio Repici: "Da un documento inedito sappiamo che Borsellino avrebbe partecipato a una riunione su Capaci e che avrebbe voluto interrogare Lo Cicero, imponendo che riferisse prima a Palermo. Ecco perché rimase in attesa della delega del Procuratore Pietro Giammanco, lui voleva indagare sulla morte dell'amico".
Caltanissetta non crede a questi "mandanti esterni" e vorrebbe archiviare il procedimento, Report fa sapere che il Gip di Caltanissetta Graziana Luparello ha rigettato la richiesta di archiviazione lo scorso 19 dicembre scorso chiedendo ulteriori indagini e "attività a sorpresa". È tutto fermo perché la Procura ha fatto ricorso in Cassazione per supposta abnormità. "La destra vuole imbavagliare Report", tuonano i grillini in Antimafia, "di cosa hanno paura?".
Eccola, la fantasiosa tesi: il governo e la Procura di Caltanissetta si sarebbero messi d'accordo per insabbiare tutto.
Invece a insabbiare il dossier mafia-appalti come movente delle stragi, altro dossier su cui Borsellino lavorava fino al giorno prima di morire, sono magistrati che facevano affari coi boss e altri che hanno fatto carriera a sinistra. Solo coincidenze, certo.