I disperati della poltrona: dove e come si "riciclano"

L'ipotesi voto agita i grillini che rischiano di perdere parecchi scranni. C'è però chi prova a salvarsi con le "capriole"...

I disperati della poltrona: dove e come si "riciclano"

I no-Mes che scelgono il gruppo europeista, sotto l’ala protettiva di Bruno Tabacci. Qualcun altro che ha addirittura fatto il salto direttamente tra le braccia di Matteo Renzi o di Carlo Calenda Altri ancora hanno optato per una soluzione più comoda migrando sotto le insegne del Partito democratico, un tempo odiato e ora inossidabile alleato. Ma non manca chi ha addirittura cercato di mettersi in proprio, creando un nuovo soggetto dalle dubbie prospettive politiche. La gran parte dei parlamentari fuoriusciti o espulsi dal Movimento 5 Stelle, insomma, non sta con le mani in mano. Molti di loro cercano in qualche modo di riciclarsi, accasandosi altrove. Così gli altri gruppi diventano un ufficio di ricollocamento, con buona pace di chi chiedeva l’introduzione del vincolo di mandato a inizio legislatura. L’obiettivo è doppio: salvare comunque la legislatura e cercare uno spazio di sopravvivenza per il futuro. Il rischio concreto è quello di restare appiedati.

Da anti-Mes a Europeisti

Il caso più singolare è senza dubbio quello dei deputati, Fabio Berardino, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia e Antonio Lombardo, che hanno lasciato i grillini in dissenso per il voto del sulla riforma del Mes. Un gesto di coerenza, certo. Ma dopo poche settimane si sono iscritti alla componente guidata da Tabacci, denominata Centro democratico-Italiani in Europa. Non proprio una pattuglia di ferventi anti-Mes, stando almeno al nome prescelto di stampo europeista. Né risulta che il leader del raggruppamento Tabacci sia proprio un campione No-Mes. Lo scouting tabacciano ha convinto molti altri eletti del M5S, come l’attore Nicola Acunzo, l’ex furbetto del bonus Inps, Marco Rizzone, la neo-fuoriuscita Elisa Siragusa e una delle prime ribelli Gloria Vizzini. A loro, proprio nelle ultime ore, si sono aggiunte Piera Aiello, uscita nei mesi scorsi dal M5S in polemica sulle politiche anti-mafia, e Alessandra Ermellino.

Al Senato, invece, a bordo del Centro democratico è salito a bordo il comandante Gregorio De Falco. Nella sua esperienza a Palazzo Madama ha cambiato varie imbarcazioni: dopo l’addio ai grillini aveva scelto di migrare nella componente +Europa-Azione, con Emma Bonino e Carlo Calenda (che al Senato è rappresentato dall’ex dem, Matteo Richetti). Alla fine si è congedato dall’esigua compagnia per diventare uno dei responsabili contiani, aderendo al neonato gruppo Europeisti, in cui ha ritrovato un altro parlamentare inquieto, Giovanni Marilotti. Dal Movimento è passato al gruppo della Südtiroler Volkspartei prima di traslocare sotto le insegne degli Europeisti, a cui ha aderito Saverio De Bonis, altro ex 5 Stelle, nonché uno dei registi dell’operazione responsabili. Nel gruppo c’è poi Maurizio Buccarella, eletto nelle liste grilline ma che era stato espulso prima delle elezioni a causa delle mancate restituzioni.

Grillini ma anche renziani

Tra i casi più eclatanti figura quello della senatrice Gelsomina Vono, che ha fatto il salto da Beppe Grillo a Matteo Renzi, iscrivendosi a Italia viva. Qualcosa di simile è accaduto al deputato Catello Vitiello, seppure con un percorso più accidentato. Disconosciuto dai pentastellati per essere un massone in sonno, ha abbracciato prima il Maie, poi la componente Cambiamo!-10 volte meglio, fino all’approdo in Iv. Due senatrici hanno scelto la soluzione più a sinistra, Paola Nugnes ed Elena Fattori hanno rafforzato la pattuglia di Leu a Palazzo Madama. La stessa traiettoria è stata seguita, alla Camera, da Rina Di Lorenzo che si è seduta al fianco dei bersaniani.

Chi va al centrodestra, chi al Pd

Ma ci sono anche parlamentari che sono passati con il centrodestra, come Alessandra Riccardi, Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro, iscritti alla Lega. Gianluigi Paragone, invece, ha preferito il percorso solitario, lasciando il gruppo del Movimento per proseguire nel Misto, coltivando il progetto del suo partito, Italexit. Più unico che raro il caso di Carlo Martelli: come Buccarella è stato eletto, ma era già stato espulso. Qualche mese fa ha abbracciato Vox Italia, il soggetto lanciato dal filosofo Diego Fusaro. Gli altri ex 5 Stelle, per esempio l’ormai famoso Lello Ciampolillo, sono tuttora nel Misto.

Avvenurieri solitari

A Montecitorio, oltre ai convertiti al verbo di Tabacci, c’è da segnalare il naufragio del progetto Popolo protagonista, in verità mai entrato nei radar della politica italiana. L’anima del progetto era incarnata dall’ex pentastellato Gianluca Rospi, che però proprio qualche giorno fa ha deciso di lasciar perdere la componente, insieme all’altra compagna di viaggio, Fabiola Bologna. Sono tre i deputati ex M5, Santi Cappellani, Michele Nitti e Paolo Lattanzio, che hanno aderito al Partito democratico alla Camera. Il Maie a Montecitorio ha invece accolto altri due eletti con il Movimento, ma espulsi durante la campagna elettorale: Antonio Tasso e Andrea Cecconi.

Si contano sulle dita di una mano, i grillini transitati con l’opposizione alla Camera. Il primo è stato Matteo Dall’Osso, dopo la denuncia di scarso impegno del Movimento sul tema della disabilità. A distanza di due anni è stato raggiunto dalla collega Veronica Giannone, che per qualche mese è stata nella componente Noi con l’Italia, sempre nell’alveo del centrodestra. Alla Camera solo Antonio Zennaro ha scelto di accasarsi con la Lega, mentre Davide Galantino è passato a Fratelli d’Italia, ritrovando Salvatore Caiata, altro eletto grillino espulso prima del voto.

Fioramonti e gli apolidi M5S

Non sono molti quelli che, dopo aver abbandonato il Movimento, hanno deciso di restare nel calderone del Gruppo Misto, senza optare nemmeno per una componente. Oltre a Ciampolillo, al Senato anche Luigi Di Marzio e Tiziana Drago hanno resistito alle sirene che lo avrebbero voluto in qualche compagine di centrosinistra. Alla Camera, Raffaele Trano, espulso per aver accettato la presidenza alla commissione Finanze con i voti delle opposizioni, Rachele Silvestri, ma anche la no-vax Sara Cunial e altri ancora hanno seguito questo percorso di linearità. Sostanzialmente senza sbocchi. Ma tra i grillini ancora vaganti nel Misto, c’è un nome alquanto noto: l’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. Nonostante le tante voci che lo accreditavano al lavoro per un gruppo autonomo, di matrice ecologista e contiana, è rimasto nel ruolo battitore libero. Uno degli apolidi dei 5 Stelle. Mentre tanti colleghi cercano l'opportunità buona per il ricollocamento.