Il riconoscimento facciale, svolta nella sicurezza

La lotta alla criminalità ormai è a un bivio. Ma tutto è nelle mani del garante della privacy

Il riconoscimento facciale, svolta nella sicurezza

Roma I fatti di Strasburgo ripropongono il grande tema del riconoscimento facciale e dell'utilizzo della videocamere con rilevazione biometrica, un supporto tecnologico che potrebbe determinare un salto di qualità importante nella lotta al terrorismo.

Un rapporto presentato dalla Fondazione Magna Charta insieme a Dedem Spa rilancia la necessità di riflettere su uno strumento che dopo l'11 settembre è stato adottato negli Stati Uniti, con livelli di monitoraggio del territorio senza precedenti; è attivo in Cina dove operano circa 170 milioni di telecamere e dove gli agenti di polizia sono dotati di occhiali «intelligenti» per individuare i sospetti criminali e a Mosca dove è presente uno dei più imponenti sistemi di sorveglianza pubblica al mondo. In Europa sia in Gran Bretagna (Londra è considerata la città più videosorvegliata del pianeta) che in Germania - dove il ministro dell'Interno ne ha chiesto l'installazione in stazioni e aeroporti - una valutazione è in corso.

In Italia - Paese da cui sono transitati i killer di Marsiglia e di Berlino - l'ostacolo è quello della privacy. Nel nostro Paese ci si interroga sulla possibilità di una applicazione limitata ai centri di accoglienza; alle stazioni ferroviarie (punto debole di ogni dispositivo di prevenzione) alle stazioni dei pullman e in tutte le postazioni di passaggio considerate strategiche. Il paradosso è che mentre l'uso dei dati biometrici viene limitato per l'antiterrorismo, la stessa tecnologia diventa il «lock-screen» nella telefonia mobile e nel mobile banking. Inoltre in ambito comunitario se la riforma del sistema Eurodac (la banca dati europea dei dati biometrici) ritiene fondamentale il riconoscimento facciale nella prevenzione al terrorismo, il Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali ne ha limitato l'uso a scopi specifici, solo previo consenso dell'interessato.

In Italia si attende un pronunciamento del garante della Privacy che deve emanare un provvedimento che potrebbe prevedere deroghe motivate dall'interesse pubblico. Dedem Spa, l'azienda che dispone delle macchine per fototessere su tutto il territorio italiano e dal 1962 fotografa ogni anno circa 10 milioni di facce, è pronta con un progetto sperimentale. Un primo passo in attesa che le istituzioni trovino il punto di equilibrio tra il rispetto delle libertà individuali e il fondamentale diritto alla sicurezza.

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