"Ridateci i 14 terroristi che vivono in Francia". Pressing italiano alla vigilia delle prescrizioni

Oggi incontro virtuale tra la ministra Cartabia e il Guardasigilli francese

"Ridateci i 14 terroristi che vivono in Francia". Pressing italiano alla vigilia delle prescrizioni

Magistrati che traccheggiano, funzionari che indugiano. E una politica che anziché dare una scossa si gira dall'altra parte. È così che le «Primule rosse» scorrazzano impenitenti sotto la Tour Eiffel. Sono almeno 14. Nonostante sia dietro l'angolo la prescrizione relativa ad alcuni terroristi degli Anni di Piombo, riparati Oltralpe in anonime province dell'Esagono, l'Italia ha finora ottenuto ben poco da Parigi. Briciole di attenzione e pure qualche sberleffo.

Una serie di eventi ha impedito di procedere all'estradizione di chi era in cima alla lista. Non ultimo, lo slittamento dell'incontro tra la neo ministra della Giustizia Marta Cartabia e il Guardasigilli francese Éric Dupond-Moretti, che doveva tenersi il 1° aprile: «Rimandato dalla Francia», fanno sapere da Via Arenula, consapevoli della gravità del dossier.

Nonostante l'Italia abbia recentemente chiesto a Parigi di effettuare le estradizioni «nessuno può negare che alcuni vedranno cadere le accuse», ammettono al ministero. Lo ricordava ieri pure Le Figaro, sottolineando «lentezza e scarsa volontà francese». Cartabia e il collega d'Oltralpe si parleranno finalmente stamani, da remoto «causa Covid»: non vis-à-vis e con un ritardo francese - voluto o meno che sia - che assomiglia a un favore ad almeno un ex membro dei Proletari armati per il comunismo, Luigi Bergamin, che potrebbe svangarla per primo. Arrestato a fine Anni '80 e liberato poco dopo, la prescrizione per lui scatterebbe già oggi.

Cartabia ha a cuore il dossier, assicurano da Via Arenula. Si cerca una soluzione last-minute. Se per Bergamin, compagno di lotta di Cesare Battisti nei Pac, sembra difficile arrivare alla quadra, per le pratiche di estradizione pendenti degli altri latitanti d'Oltralpe si potrebbe far valere la convenzione di Strasburgo e ricalcolare i termini di prescrizione. A partire dall'ex brigatista Maurizio Di Marzio, la cui domanda si estinguerà il 10 maggio.

Oggi si vedrà che peso avrà l'input politico del nuovo governo Draghi sulle pratiche pendenti degli altri «liberati lungo la Senna» dalla dottrina Mitterand: «C'è tutto l'interesse a ricordare questa questione». Parigi ha glissato fino all'ultimo, tanto che gli sherpa d'Oltralpe, per oggi, volevano solo un'agenda light di cooperazione, dalla confisca dei beni ai mafiosi alla gestione dei minori stranieri non accompagnati. Ma nel giorno in cui Bergamin potrebbe farla franca, condannato in via definitiva a 17 anni e 11 mesi per omicidio, «l'Italia farà quello che è in suo potere per sbloccare la questione in minor tempo possibile». Anche chiamando in causa l'Eliseo per ostacoli «di esecuzione» in un intricato sottobosco in cui si perdono le pratiche. La pressione politica è nulla, se non viene «tradotta in concreto e messa in atto dalle autorità francesi», filtra dal governo italiano: «Non dipende da noi». D'altronde Sarkozy negò l'estradizione dell'ex br Marina Petrella nel 2008 per «motivi di salute». Macron si è girato finora dall'altra parte senza trasmettere «materialmente» gli input di Roma.

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