La rissa nel governo degli irresponsabili mette in allarme anche tutta Europa

Rinviato il Cdm per le tensioni nella maggioranza sulla governance, i ritardi sul piano italiano preoccupano i partner Ue. L'amministrazione della Merkel bacchetta l'Italia: "Basta perdite di tempo"

La rissa nel governo degli irresponsabili mette in allarme anche tutta Europa

L'altro fronte di scontro nella maggioranza oltre al Mes è la gestione dei miliardi del Recovery Fund, il più imponente piano di aiuti dal secondo dopoguerra. L'Italia, che poi è il maggiore beneficiario dei 750 miliardi messi a disposizione dalla Ue, è in ritardo nella presentazione di un piano organico a Bruxelles, il termine è gennaio, la maggior parte dei partner europei hanno già depositato i loro progetti mentre il governo italiano solo lunedì scorso ha avviato l'esame di quello che ha battezzato «Piano nazionale di ripresa e resilienza», al momento molto generico e con una serie di priorità a cui destinare gli investimenti miliardari (dalle «parità di genere» alla «transizione ecologica») molto discutibili.

Il lavoro doveva proseguire ieri, con un Consiglio dei ministri che invece è saltato ed è stato rinviato a data da destinarsi per le tensioni in seno alla maggioranza sulla governance del Recovery, cioè su chi avrà la responsabilità di gestire i 200 e passa miliardi di euro del Recovery Fund. Il punto di scontro è sui pieni poteri che Conte vuole attribuire ad una ristretta cabina di comando, di cui farebbe parte lui stesso più due ministri (Gualtieri e Patuanelli, quindi Economia e Sviluppo Economico, rispettivamente Pd e M5s) a cui aggiungere poi una task force (l'ennesima) di sei esperti o super-commissari ognuno per ogni area di intervento del Piano. Il risultato sarebbe che il piano di aiuti da cui dipenderà la crescita dell'economia italiana dei prossimi anni verrebbe gestito da un ristretto numero di persone, scavalcando di fatto i ministri e lasciando al Parlamento (e alle opposizioni) un ruolo marginale. Sono i renziani, nella maggioranza, a contestare l'impianto, fonti di Iv fanno sapere che in discussione non c'è solo la gerarchia dei commissari rispetto ai ministri, la contesa riguarda anche lo strumento con cui verrà istituita la governance, se sarà un decreto legge ad hoc i ministri renziani come la Bellanova fanno sapere che «Iv voterà contro», mentre se verrà infilato come emendamento alla legge di Bilancio «ci costringerà a votare contro la manovra». Persino Bruxelles si smarca dal governo italiano, facendo sapere che «la Commissione europea non ha mai dato indicazioni agli Stati membri su come organizzare la struttura politica che dovrà preparare il Recovery Plan» e sottolineando che sta «al governo italiano nello specifico pensare a come organizzarsi in questo senso». Insomma l'idea di una task force di esperti è farina del sacco di Conte, non arriva dalla Ue.

Nella maggioranza è comunque in corso una trattativa (intrecciata a quella sul Mes) per evitare una rottura che nessuno vuole, neppure i renziani. Ma la mediazione richiede tempo, e la continua melina del governo italiano, già sotto osservazione da mesi in Europa, preoccupa sempre di più, soprattutto la cancelliera tedesca Angela Merkel che nelle ultime settimane ha intensificato i contatti con il premier Conte. E non a caso un suo ministro, Michael Roth, titolare degli Affari europei ieri ha lanciato un allarme diretto chiaramente al governo italiano: «Le conseguenze economiche e sociali della crisi diventano più visibili giorno dopo giorno. Abbiamo raggiunto un accordo su un sostanzioso piano di recupero lo scorso luglio e tutti gli Stati membri si sono impegnati per lo stato di diritto come il valore essenziale per l'Unione europea» ha detto il ministro tedesco, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile ritardare ancora questo sostegno essenziale per i nostri cittadini. Abbiamo bisogno di sbloccare rapidamente il supporto finanziario che è così fondamentale per molti Stati membri».

Anche gli industriali europei chiedono che non si perda tempo, «l'Europa ha urgentemente bisogno di un Piano per la ripresa e la crescita, gli strumenti devono diventare operativi senza ulteriori ritardi» scrivono in una lettera congiunta ai vertici Ue i presidenti di Bdi (Germania), Medef (Francia), Confindustria (Italia), Ceoe (Spagna) e Lewiatan (Polonia), le cinque «Confindustrie» che rappresentano le imprese dei Paesi a cui saranno destinati circa i due terzi delle sovvenzioni. Come sul Mes, anche sul Recovery la maggioranza arriverà ad un compromesso che scongiuri una crisi di governo, la volontà di restare al governo è unico vero collante dei partiti che sostengono Conte. Dal Pd infatti il vicesegretario Andrea Orlando invita ad «abbassare i toni, pesare le parole, coinvolgere ed includere. Il Paese non ha bisogno di altri conflitti», anche dai vertici M5s arrivano appelli alla «responsabilità», mentre Di Maio chiede di non lavare i panni sporchi in pubblico, le questioni vanno risolte «nei luoghi deputati, come il Consiglio dei ministri e il Parlamento». La Boschi invece assicura che la battaglia di Iv non è per ottenere qualche poltrona nella gestione del Recovery, anzi «se il tema sono le poltrone, siamo disponibili a lasciare anche le nostre tre in Consiglio dei ministri».

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