Quel riscatto milionario, Usa esclusi e niente video. Quesiti per Conte-Di Maio

L'esecutivo non può chiudere il caso con un "lasciamola in pace". Servono risposte chiare

Quel riscatto milionario, Usa esclusi e niente video. Quesiti per Conte-Di Maio

Il governo non può chiudere il caso Silvia Romano con un semplice «lasciamola in pace», soprattutto dopo l'inopportuno ritorno a casa in salsa islamica.

Perché il governo ha deciso di spettacolarizzare il rientro dell'ostaggio con la sindrome di Mogadiscio, che rischia di essere un boomerang?

L'imbarazzante rientro non solo ha alimentato una marea di dubbi, ma è servito a sollevare la rivolta sui social e nella politica contro l'esecutivo. La scelta è stata doppiamente azzardata perché ha fatto il gioco dei terroristi, che ne sono usciti quasi con una bella figura mediatica senza un solo cenno di condanna dall'ex ostaggio. Il difetto di coordinamento fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha ulteriormente ingarbugliato la decisione di accendere i riflettori sul ritorno a casa della cooperante. La stessa intelligence preferiva stendere un pietoso velo sul ritorno vittorioso della convertita.

Perché, oltre all'intelligence turca, non risulta che abbiamo chiesto aiuto agli americani più che operativi in Somalia?

Ai servizi italiani non poteva mancare l'avallo politico da Roma per coinvolgere, anche se non in maniera fondamentale, le barbe finte turche ben radicate in Somalia. Peccato che qualche fuso orario più in là, in Libia, i giannizzeri di Erdogan sono riusciti a scalzare l'Italia e fare quello che vogliono con il governo di Tripoli. L'appoggio agli americani è stato evitato o chiesto solo in parte perché la linea di Washington è di incenerire i terroristi con i droni piuttosto che trattare per liberare gli ostaggi. I turchi sono serviti per la linea morbida, mentre il Pentagono avrebbe proposto un blitz armi in pugno. Il comando americano di Africom ha fatto fuori circa 800 terroristi e civili in 110 raid dal cielo dall'aprile 2017. Uno degli ultimi bersagli centrati, l'8 marzo, è Bashir Mohamed Qorga, comandante degli Al Shabaab che aveva una taglia Usa sulla testa di 5 milioni di dollari.

Come mai non è saltato fuori neppure uno dei video della prova in vita di Silvia?

I filmati delle due Simone velate e rapite in Irak o delle «Vispe Terese» sequestrate in Siria sono venuti alla luce come altri video, più o meno drammatici, di ostaggi italiani sotto tiro dei terroristi. Al momento non è saltato fuori nulla del genere per Silvia.

Forse nei filmati che gli Al Shabaab hanno girato era già evidente la sindrome di Mogadiscio. E tirarla fuori significava non tanto liberare un ostaggio trattenuto in condizioni terribili, ma evitare che i cugini somali di Al Qaida continuassero a manipolare la cooperante. Non solo il governo, ma l'antiterrorismo dei carabinieri e la procura di Roma dovrebbero seriamente chiedersi fino a che punto è arrivata questa manipolazione. E se Silvia è una vittima e testimone attendibile.

È stato giusto pagare il riscatto?

Nessuno deve restare indietro, come insegnano gli israeliani, ma un'ampia fetta della pubblica opinione si chiede se valeva la pena aprire il cordone della borsa. Forse sarebbe stato il momento di invertire la tendenza italica a pagare e non a sparare per liberare un ostaggio.

Lo Stato chiederà il rimborso a chi ha mandato Silvia in Kenya?

La famiglia di Silvia Romano avrebbe rotto i rapporti con l'onlus Africa Milele, che l'ha ingaggiata come volontaria in Kenya. Sicuramente non era coperta da un'assicurazione per «recupero e riscatto», che costa molto. Ma è giusto che paghi sempre Pantalone, o meglio i contribuenti italiani?

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