Il ritorno in politica di Di Battista: ecco cosa vuole fare

Alessandro Di Battista torna in campo: "Mentre i poveri combattono, l’establishment gongola. In Parlamento non esiste opposizione"

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Alessandro Di Battista riparte da Siena. C’era grande attesa per il ritorno alla politica attiva dell’ex deputato pentastellato, che ha scelto Siena come primo step per lanciare il suo tour personale in tutta Italia. Già, proprio Siena: la città del disastro Mps, del conflitto di interessi degli ex Pci, dove Enrico Letta è stato eletto con il decisivo appoggio dei grillini. E dove il Pd, una volta bestia nera del M5s, si è alleato con il “nuovo” Movimento di Giuseppe Conte. Tanta carne al fuoco, dunque, per il ritorno di fiamma dell’enfant prodige che era riuscito a stregare il Movimento 5 Stelle prima della separazione.

“Rialzare la testa”

A pochi passi dal Duomo, nella sala Calvino del Santa Maria della Scala, Di Battista ha subito scaldato la platea. Accanto al grande protagonista della serata, e sull’onda lunga dello slogan “Su la testa!”, l’ex sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa.

Rialzare la testa, ha spiegato Di Battista, significa prima di tutto “costruire un’opposizione parlamentare” perché oggi in Parlamento “non esiste opposizione”. Definita la cornice, Dibba è sceso nei dettagli. Si è detto preoccupato per la “guerra indotta” dall’alto, per la nuova guerra tra i poveri che sta scuotendo la società. “Mentre i poveri combattono, l’establishment gongola”, è la sintesi applaudita dal pubblico. Retaggio pentastellato, il lessico adottato da Dibba ricorda molto la prima stagione del M5s. Il popolo schiacciato dai potenti, il palazzo contro la piazza, le élite contro il popolo.

“Operazioni da macelleria sociale”

Di Battista ha quindi fatto un parallelo tra lo scenario politico attuale e quello dei tempi di Mario Monti. “In quel momento storico, dove non vi era opposizione, il M5s riuscì a rafforzarsi“, ha aggiunto l’ex pentastellato, auspicando probabilmente una nuova crescita dal basso.

A proposito di élite, Di Battista è tornato sulla caduta del governo guidato da Giuseppe Conte (“pieno di limiti” ma comunque “politico”): “Per debolezza politica e a causa di poteri anti democratici si è voluto sostituire Conte con Draghi“.

L’operazione, ha proseguito Di Battista, è stata fatta “per portare avanti misure di macelleria sociale” Durissimo l’attacco dell’ex M5s: “Viene attuata una misura per volta mentre il popolo è distratto su altre questioni, dal Green Pass al reddito cittadinanza”. Quest’ultimo, ha sottolineato Dibba, sarebbe stato “decisivo nel periodo pandemico”. “Oggi vogliono smantellarlo. Come altre misure, fra cui la riforma della riforma Fornero”, ha tuonato.

L’attacco al M5s

“I vertici movimento hanno cambiato la linea. Non io. Se loro avessero mantenuto barra dritta, oggi non ci sarebbe il governo Draghi”. Di Battista ha puntato il dito contro il suo vecchio partito, il suo “vecchio amore” e compagno di “mille battaglie”. “Non potevo non lasciare il movimento. È stato uno degli amori più grande della mia vita. Mi è costato tanto. Ma adesso non voglio dargliela vinta”, ha aggiunto.

Quale sarà il futuro di Di Battista? Domanda da un milione di dollari. La sensazione è che Dibba stia tastando il terreno per capire se ci sono gli estremi per la nascita di una nuova creatura politica. “Vediamo come andrà questo tour. I grandi cambiamenti vengono fatti dalla collettività. La cosa migliore che possiamo fare è riorganizzarci e rialzare la testa”, ha spiegato.

Prima dei saluti c’è spazio per gli ultimi attacchi. Tra le linee, al Pd: “I diritti civili sono importanti ma oggi quelli economici e sociali che sono stati deteriorati e nessuno ne parla”. Al palazzo e alle solite élite: “L’Italia è un Paese tenuto in vita per essere spolpato. Non può fallire perché qualcuno deve continuare a mangiare“. All’Unione europea: “Non è riuscita a creare un vaccino al contrario di Russia, Cina e Cuba. Tutto è stato privatizzato”. Applausi scroscianti e tanti interrogativi per un futuro tutto da scrivere.

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