Rivolta contro Bruxelles. Così in due anni è nato il bavaglio buonista

È bufera sulle "linee guida Ue" del linguaggio inclusivo. Interrogazione di Tajani: lesa la libertà

Rivolta contro Bruxelles. Così in due anni è nato il bavaglio buonista

Chissà cosa direbbero gli artefici dell'idea europea Schuman, De Gasperi e Adenauer se leggessero le linee guida della Commissione europea per una «comunicazione inclusiva» in cui si cancella il riferimento al Natale, ai nomi cristiani come Maria e Giovanni e alla differenza tra uomo e donna.

Sembrano passati secoli dalla firma del Trattato di Roma nel 1957 intriso di valori cristiani con cui si posero le basi per la cooperazione europea eppure, confrontando il documento diffuso dalla Commissione con un testo analogo realizzato dal Parlamento europeo nel 2019, le differenze sono notevoli. In soli due anni è avvenuta un'accelerazione senza precedenti per ridefinire il linguaggio e cancellare espressioni, modi di dire e concetti che da sempre hanno fatto parte della nostra storia.

Le «linee guida per la comunicazione inclusiva» redatte nel 2019 nascono per «garantire la parità di rappresentanza tra donne e uomini» e una «efficace sensibilizzazione e impegno per mettere le donne e gli uomini sullo stesso piano» poiché «la parità tra donne e uomini è un valore europeo saldamente radicato nei trattati».

Nel 2019 si dà per implicita l'esistenza dei sessi uomo e donna e si aggiunge che le linee guida mirano a «riconoscere che gruppi target ampiamente definiti (giovani, dirigenti, ecc...) hanno segmenti diversi al loro interno, per esempio donne, uomini, persone identificate come lgbti, persone con disabilità, persone di diversa origine sociale o etnica, ecc. Pertanto, queste raccomandazioni mirano a riconoscere la piena diversità del pubblico definito e fare sforzi per garantire che nessuno venga respinto».

Obiettivo delle linee guida del 2019 è assicurare il bilanciamento dei sessi tra i relatori negli eventi ed evitare di utilizzare espressioni o parole offensive verso i disabili. Si tratta di indicazioni ragionevoli e di buon senso e di tutt'altro tenore rispetto al documento «#UnionofEquality» scoperto da Il Giornale con una volontà di regolamentare e normare ogni discorso definendo quali parole si possono usare e quali no.

Non a caso l'europarlamentare e coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea chiedendo se linee guida per la comunicazione inclusiva «rispettino l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sul principio della libertà di espressione, che include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche?» aggiungendo: «Nel rispetto del principio di inclusività, quali misure intende adottare per rispettare la sensibilità della maggioranza dei dipendenti della Commissione europea? Intende modificare queste linee guida, nel rispetto delle radici cristiane dell'Unione europea?». Un'interrogazione presentata anche dell'europarlamentare Nicola Procaccini del gruppo Ecr per chiedere spiegazioni sul documento che, più che promuovere una comunicazione inclusiva, sembra voler escludere cristiani e cittadini di buon senso.

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