Rafforziamo la differenza liberale

Quando andai a vivere negli Stati Uniti un quarto di secolo fa, non avevo idea di come funzionasse il Partito repubblicano, pensando che fosse semplicemente il partito dell'area conservatrice moderata.

Q uando andai a vivere negli Stati Uniti un quarto di secolo fa, non avevo idea di come funzionasse il Partito repubblicano, pensando che fosse semplicemente il partito dell'area conservatrice moderata e di quella «libertarian», nemica delle ingerenze dello Stato. E scoprii che il GOP, il Grand Old Party fondato da Lincoln - come partito organizzato, di fatto non esisteva. Esisteva invece una casa piena di porte e finestre aperte in cui si respira: un profumato bouquet di differenze anche molto marcate, ma in un luogo in cui tutti si sentono sotto un tetto comune, conviventi ma indipendenti, ciascuno con la sua identità. Quella è la forza. Quando poi arrivano le elezioni, il partito si raduna e convoca comitati elettorali, puntando sul candidato migliore. Soltanto allora, ogni due anni considerando presidenziali ed elezioni di Midterm diventa una macchina per vincere La differenza fra una fusione come quella del Pdl (che fallì per totale mancanza di affinità) e una confederazione, sta tutta in una differenza: quando ci si federa, si sottolineano gli obiettivi comuni e allo stesso tempo si marcano le diversità identitarie. Questa è una condizione necessaria perché l'elettore abbia le prove di trovarsi di fronte a una ricchezza aggiunta e a una scelta di libertà più ampia, anziché sentirsi chiuso nel collo di bottiglia di un partito in cui si sia annacquata l'identità liberale, che viceversa è la sua carta vincente, affinché vincano tutti e non una sola parte.

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