"La rottura è soltanto una questione di potere. Su Beppe pesano le vicende personali del figlio"

Il filosofo all'inizio vicino al M5s è sicuro: "Se l'ex premier molla finirà come Monti"

"La rottura è soltanto una questione di potere. Su Beppe pesano le vicende personali del figlio"

«Grillo ha solo alzato la posta. Conte ha bisogno di Grillo e Grillo ha bisogno di Conte, perché se l'ex premier se ne va chi potrebbe mettere al suo posto? Di Maio? Una carta che non può più giocare». Il filosofo Paolo Becchi, in passato vicino al M5s («È stata un'esperienza bellissima e certo non la rinnego»), fa la sua previsione sull'esito della grande crisi pentastellata e sul braccio di ferro Grillo-Conte. Per lui, il matrimonio, anche se non d'amore, si farà, perché «hanno bisogno l'uno dell'altro». «Conte sbaglierebbe a sbattere la porta facendo un suo partito spiega - e infatti secondo me non lo farà. Che credibilità politica avrebbe se dopo aver lavorato per mesi e mesi, tra conflitti contro Rousseau, Casaleggio, Di Battista, se dopo essersi gettato anima e corpo per rifondare il movimento, alla prima difficoltà tirasse i remi in barca annunciando di voler fare un suo partito? Nessuna. Farebbe la fine di Monti. Il matrimonio si farà, anche se forzato, e Conte che voleva costruirsi un partito personale ne uscirà dimezzato».

Dove ha sbagliato l'ex premier?

«Se voleva farsi un partito doveva farlo dal nulla. Avrebbe probabilmente avuto successo e molti dal M5s lo avrebbero seguito. Invece ha accettato che gli regalassero un movimento che aveva superato il 30 per cento alle ultime elezioni e sperava che fosse tutto gratis. Sperava che, eliminato Casaleggio con l'aiuto del garante per la Privacy da lui stesso nominato potesse far fuori anche Grillo. Ormai sulla via del tramonto, politicamente non spendibile e anzi dannoso, e che Conte voleva lasciare al ruolo di padre nobile che non rompe le balle. Ma Grillo è una vecchia volpe, ha fatto capire a Conte che non ha i numeri, che potrebbe far saltare tutto. Però sa che così si autodistruggerebbe. La situazione è senza via di uscita per entrambi e le nozze, forzate, si faranno».

Quindi la calata a Roma di Grillo è solo l'imposizione di un accordo prematrimoniale?

«Esatto. La rottura non avviene sui programmi, è questione di potere: Grillo non vuole essere messo da parte. Conte aveva fatto bello e cattivo tempo, Grillo gli ha detto che ora dovranno valutare insieme le decisioni più importanti. Ma, per dire, sul fare del M5s una costola del Pd i due sono d'accordo. I principi non c'entrano, fa sorridere Casaleggio che, dall'esterno, dice di stare con Grillo che rispetta i principi del M5s. La domanda semmai è perché Grillo, dopo aver regalato il M5s a Conte, ora vuole di nuovo questo potere».

Ecco, perché?

«Forse incidono le vicende personali. Visti i problemi del figlio, avere ancora un peso in politica potrebbe avere la sua rilevanza».

E lo scontento dei puristi del Movimento?

«Questa parte del movimento non c'è più. Chi dice di stare con Grillo, con i principi, lo fa solo per vendicarsi dei torti subiti».

Se Grillo è sulla via del tramonto, il M5s come è messo?

«È finito. Quando me ne sono andato nel 2015 dissi che lasciavo perché il M5s sarebbe diventato una costola del Pd. Dissero che avevo bevuto, ma ci avevo preso. Ora bisogna vedere se Conte sulle ceneri del M5s riesce a costruire qualcosa di totalmente nuovo».

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