Ruby, il giorno della sentenza Scontro sulle intercettazioni

A breve la sentenza d'appello sul caso Ruby: in primo grado Berlusconi era stato condannato a 7 anni

Ruby, il giorno della sentenza Scontro sulle intercettazioni

Alle 13 si conoscerà il destino di Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Pochi minuti fa la Corte d'appello di Milano si è ritirata in camera di consiglio per decidere la sentenza a carico dell'ex presidente del consiglio, condannato in primo grado a sette anni di carcere per concussione e utilizzo della prostituzione minorile. In apertura di udienza l'ultimo scontro tra accusa e difesa ha riguardato la utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche realizzate dalla procura nel corso dell'inchiesta.

A carico del Cavaliere la procura generale nella sua requisitoria della scorsa settimana aveva chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado che aveva giudicato l'imputato colpevole sia del reato di concussione, per la telefonata alla questura di Milano del 27 maggio 2010 che portò al rilascio di Ruby e alla sua consegna a Nicole Minetti; e sia del reato di utilizzo della prostituzione minorile, per i presunti incontri ravvicinati a pagamento che il Cavaliere avrebbe avuto con la ragazza. Nelle loro arringhe, i difensori Filippo Dinacci e Franco Coppi avevano accusato la sentenza di primo grado di avere effettuato un "gravissimo travisamento dei fatti" e avevano chiesto l'assoluzione di Berlusconi da entrambe le accuse "perché il fatto non sussiste".

Questa mattina in apertura di udienza il procuratore generale Pietro de Petris ha preso nuovamente la parola per replicare su un solo punto alle tesi degli avvocati di Berlusconi: quello secondo cui una sentenza della corte di giustizia europea renderebbe inutilizzabili i tabulati telefonici acquisiti dalla procura di Milano nel corso dell'inchiesta. Se così fosse, uno degli elementi che nella sentenza dimostravano in modo incontrovertibile la presenza di una serie di persone ad Arcore in occasione delle serate, e che avevano un ruolo importante anche nel ricostruire i fatti avvenuti nella questura di Milano la sera del 27 maggio, sparirebbe dal processo. Ma secondo de Petris la sentenza europea non si applica all'Italia, perché nel nostro paese la acquisizione dei tabulati non è opera della polizia ma è un atto motivato del pubblico ministero, la cui legittimità è soggetta al controllo del giudice.

Il presidente Enrico Tranfa a quel punto ha dichiarato chiusa l'udienza e ha dato appuntamento a tutti per la lettura della sentenza alle 13.

Un tempo singolarmente breve, meno di tre ore, davanti ad un processo indubbiamente complesso: evidentemente nei giorni scorsi i magistrati si sono già portati avanti col lavoro iniziando una serie di riflessioni al loro interno.

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