"Rumenta" sarete voi

Toti Giovanni poteva scendere di casa, per depositare la spazzatura ma ha preferito esibirsi in uno scritto di rarissimo pensiero

"Rumenta" sarete voi

Toti Giovanni poteva scendere di casa, per depositare la spazzatura ma ha preferito esibirsi in uno scritto di rarissimo pensiero, sottolineando che «22 defunti su 25 in Liguria erano pazienti, molto anziani, persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del paese che vanno tutelate». Tralascio l'uso della lingua madre, settore di non facile frequentazione anche per chi è dotato di laurea e ha praticato il mestiere di giornalista, ma è la sostanza profonda del concetto espresso dal governatore, la sensibilità che si appalesa negli aggettivi «indispensabili» e «produttivi». Penso di essere in grado di contestare la considerazione di Toti Giovanni portando ad esempio il mio sforzo produttivo quotidiano, anche indispensabile per la facitura del prodotto finale, ben differente e più sostanziale dello sforzo che alcuni politicanti (i politici sono una cosa seria, non confondiamo) sanno garantire, al netto delle promesse elettorali. Ma era prevedibile che il governatore si esprimesse con quei toni, il movimento politico da lui formato porta il nome di Cambiamo, va da sé che il cambiamento debba partire dagli anziani, dalla fuffa che occupa i bar e sta davanti ai lavori in corso mentre il Paese soffre e suda. Toti Giovanni potrebbe approfittare della giornata dei defunti, a lui fastidiosissimi, riascoltando La città vecchia poesia in canzone di De Andrè che lui, da reggente della Liguria, dovrebbe già conoscere a prescindere: «...una gamba qua una gamba là, gonfi di vino, quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino, li troverai là, col tempo che fa, estate inverno, a stracannare a stramaledir le donne, il tempo e il governo. Loro cercan là la felicità, dentro a un bicchiere, per dimenticare d'esser stati presi per il sedere. Ci sarà allegria, anche in agonia, col vino forte, porteran sul viso l'ombra di un sorriso, fra le braccia della morte... Se non sono gigli, son pur sempre figli. Vittime di questo mondo». Non credo che sia difficile comprendere il testo di Faber mentre è incomprensibile quello che è passato per la testa di un politicante che muove i polpastrelli per scrivere parole anche miserabili. Ovviamente c'è stato, poi, uno sbandamento, un tipico tentativo di correggere, trattasi di fraintendimento ma sotto la suola della scarpa appare un imprevisto colore marrone scuro e sarà arduo scrostare il lerciume. Povero Toti, una domenica da dedicare al derby della Lanterna rovinata da questa fame di fama, questa ricerca di farsi conoscere e riconoscere, di essere produttivo e indispensabile, cosa che noi pensionati non riusciamo a fare e ad essere. Ripensandoci, per lui sarebbero stati più utili due passi verso il cassonetto della rumenta. Sempre di pattume si tratta.

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