Russiagate, donne e affari sospetti Donald e l'ombra dell'impeachment

Ago della bilancia, a novembre, le elezioni di medio termine: se i democratici riconquistano la Camera il presidente rischia

Russiagate, donne e affari sospetti Donald e l'ombra dell'impeachment

Dal momento in cui si è insediato alla Casa Bianca non passa giorno senza che Donald Trump si trovi a fare i conti con una serie di grane: dall'accusa di razzismo per le frasi contro gli immigrati africani, alle ombre del conflitto di interessi tra la sua posizione e gli affari della Trump Organization. Ma sono soprattutto due i fronti più «caldi» per il presidente americano: il Russiagate, ossia l'indagine sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni del 2016, che lo tormenta da quando ha messo piede a Pennsylvania Avenue, con le dimissioni (obbligate) del suo consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn dopo poco più di un mese. E ancora con le polemiche sulla decisione di silurare il direttore dell'Fbi James Comey, gli screzi con il ministro della giustizia Jeff Sessions, il tentativo del procuratore speciale Robert Mueller di interrogarlo. Ma ci sono anche le presunte relazioni extraconiugali e i pagamenti per mantenere il tutto sotto silenzio.

Per il tycoon, insomma, non c'è pace, ma gli sviluppi delle ultime 48 ore potrebbero rendere i prossimi mesi i più difficili della sua presidenza. Se la condanna dell'ex manager della sua campagna Paul Manafort non ha effetti su The Donald nell'ambito del Russiagate, la confessione del suo ex legale personale Michael Cohen lo chiama in causa direttamente. Cohen si è dichiarato colpevole dei pagamenti a due donne durante la campagna elettorale per comprare il loro silenzio, affermando di aver agito in coordinamento e sotto la direzione di Trump, allora candidato di Usa2016. In caso abbia detto la verità il Commander in Chief avrebbe commesso crimini seri.

Pur se teoricamente nella Costituzione americana non c'è alcun divieto esplicito all'incriminazione di un presidente in carica, tuttavia, il dipartimento di Giustizia storicamente ha scelto di non farlo. Questo suggerisce che le rivelazioni di Cohen non si tradurrebbero in accuse penali contro Trump finché è in carica. La vicenda apre a questo punto tre possibili scenari: il primo è che il tycoon non venga incriminato, almeno sino a quando sarà alla Casa Bianca. Il secondo è che i pubblici ministeri lo iscrivano nel registro degli indagati ma attendano la fine della presidenza per ulteriori procedimenti. L'ultima opzione è l'impeachment, e in questa ipotesi gli inquirenti potrebbero presentare le prove alla commissione Giustizia della Camera per valutare la possibilità di procedere.

Per avviare questa procedura sarà determinante l'esito delle elezioni di Midterm, e se i democratici riusciranno a riconquistare la maggioranza alla Camera. Anche per l'ex capo stratega Steve Bannon il voto di novembre sarà «un referendum sull'impeachment». Non è da escludere, però, che la faccenda si trasformi in un boomerang per i «dem», con gli elettori repubblicani motivati dalla teoria della «caccia alle streghe» e della cospirazione portata avanti dal presidente.

VRob

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