"Sì, il peggio è passato ma non è ancora finita. Il virus vuole fregarci"

L'immunologa: "Grazie ai vaccini niente più boom di morti e contagi, attenti alle varianti"

"Sì, il peggio è passato ma non è ancora finita. Il virus vuole fregarci"

Un anno fa a quest'ora l'Italia contava 642 casi in un giorno. Pochissimi. Ne eravamo certi: il Covid era finito. Basta chiusure, basta sacrifici. Sono stati sufficienti pochi mesi per capire che quella era un'illusione. Parecchi virologi, tra cui l'immunologa dell'università di Padova, Antonella Viola, già all'epoca spronavano ad andarci piano.

Cosa cambia adesso rispetto al maggio scorso?

«L'anno scorso vivevamo appieno gli effetti di un lockdown molto duro, registravamo una minor trasmissione grazie alla bella stagione, al caldo al fatto che iniziavamo a trascorrere più tempo all'aperto. Ma il virus non era affatto morto. La differenza quest'anno la fa una cosa sola: i vaccini. Aver messo in sicurezza gli anziani e le persone fragili ed essere nel pieno della campagna vaccinale ci permetterà di arrivare più protetti in autunno».

Ma anche lei crede che la normalità sia vicina?

«Posso dire che il peggio è passato ma non è finita».

Si riferisce alle varianti?

«Non solo. Il virus non è clinicamente morto anche se i reparti si sono svuotati. È vivo e sta cercando la via per fregarci nuovamente, per nascondersi ai vaccini e mutare. C'è però da dire che, mentre l'anno scorso affrontavamo questa battaglia tutti nudi, almeno quest'anno indossiamo un'armatura».

Quando potremo essere davvero tranquilli sul fatto che non ci saranno più impennate di contagi e decessi?

«Io già lo sono. Gli anziani, cioè le potenziali vittime, sono vaccinati, gli obesi e i diabetici anche o lo saranno a breve. Anche se i ragazzini più giovani si infettano, i casi con complicanze saranno rari. Ricordiamoci che il primo fattore di rischio per il Covid è l'età».

Quindi riusciamo a fare una previsione sull'estate che ci aspetta?

«Di sicuro non possiamo andarcene al mare e non pensarci più. Non dobbiamo abbassare la guardia e rispettare ancora regole e distanziamenti. Poi serve un monitoraggio molto attento del virus».

Quindi la battaglia si gioca tutta in laboratorio?

«In questa fase diventa importantissimo sequenziare il virus per giocare d'anticipo sulle varianti e non lasciarsi cogliere di sorpresa da nuove impennate di contagi. Per di più è fondamentale seguire gli aggiornamenti scientifici per capire, ad esempio, se il pass vaccinale potrà durare nove mesi, come è stato stabilito ora, o di più. Strada facendo, dobbiamo anche capire quanto i vaccini proteggono dalle varianti. Per ora quel che sappiamo è che una protezione la garantiscono comunque. Ora va capito quanta».

In tanti sostengono sia ora di eliminare le mascherine, almeno all'aperto.

«Va bene se le eliminiamo per una passeggiata, non servono. Ma sono utili anche all'aperto se si sta in gruppo a chiacchierare o al bancone del bar».

E della terza dose cosa pensa? Se ne parla già.

«Mi sembra un po' prematuro. Non dobbiamo farci influenzare da chi i vaccini li vende ma dalle evidenze scientifiche. Cominciamo a capire per quanto tempo ci proteggono due dosi quanto durerà l'immunità. E poi dobbiamo verificare cosa significa infettarsi dopo mesi da vaccino: magari il Covid diventa solo un'influenza leggera».

Cosa potremo dire alla fine dell'estate? Tipo un 'ce l'abbiamo fatta'?

«Potremo dire che la scienza ha fatto miracoli. Così come li ha fatti il nostro sistema organizzativo dopo qualche intoppo iniziale. Purtroppo però non potremo dire che ci saremo liberati dal virus. Non sappiamo in che direzione sta andando, ma non ci lascerà facilmente».

Secondo lei la fobia da vaccino è passata?

«In parte si ma è nata dalla gran confusione fatta, da varie categorie: i divulgatori scientifici, la stampa, Astrazeneca stessa. Ora che le regole sono chiare la gente ha meno paura. Ed è giusto che scelga, come avviene nell'open day».

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