Sì al vertice del 12 giugno La lettera di Trump ha convinto Pyongyang

Conferme sul summit a Singapore. Il numero due del regime di Kim vola a New York per i dettagli

Sì al vertice del 12 giugno La lettera di Trump ha convinto Pyongyang

New York Dopo giornate sulle montagne russe tra conferme e ripensamenti, ora si fa sul serio. L'annuncio ufficiale che l'atteso summit tra Donald Trump e Kim Jong-un è tornato in calendario per il 12 giugno a Singapore ancora non c'è, ma Usa e Corea del Nord dimostrano con i fatti che l'organizzazione del bilaterale procede. Prima con le discussioni tra le rispettive delegazioni nella zona demilitarizzata sul 38° parallelo, e poi con l'arrivo in queste ore a New York del braccio destro del leader nordcoreano, Kim Yong-chol. «Abbiamo organizzato una grande squadra per i nostri colloqui con la Corea del Nord. Ci sono incontri in corso relativi al summit e altro. Kim Young-chol, il vice presidente della Corea del Nord, sta andando a New York», conferma il presidente americano su Twitter. «Forte risposta alla mia lettera, grazie», aggiunge poi il tycoon.

L'ex capo dei servizi segreti militari di Pyongyang, attuale vicepresidente del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori, è uno strettissimo collaboratore di Kim Jong Un, e come conferma la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, in settimana incontrerà il segretario di Stato Mike Pompeo per definire i definire i dettagli del summit. La quale precisa inoltre che il Commander in Chief «continua a prepararsi attivamente» per il «previsto vertice». Intanto l'amministrazione Trump ha deciso di rinviare indefinitamente un nuovo pacchetto di sanzioni contro Pyongyang, che la Casa Bianca era pronta ad annunciare in queste ore. Ma soprattutto l'arrivo del generale Kim Yong-chol, che ha servito i tre leader della dinastia Kim, al potere dal 1945, è visto come il segnale che i negoziati hanno raggiunto un momento cruciale: era dal 2000, quando il generale Jo Myong-rok ha incontrato a Pennsylvania Avenue l'allora presidente Bill Clinton, che la Nord Corea non inviava negli Usa funzionari di questo livello. L'ex capo dell'intelligence militare nordcoreana è uno degli uomini più controversi del regime, accusato di essere dietro gli attacchi del 2010 contro la nave da guerra sudcoreana Cheonan, dove morirono 46 marinai, e all'isola di Yeonpyeong. Ed è anche collegato a un attacco informatico a Sony Picture del 2014, nel tentativo di bloccare l'uscita del film sul regime, The Interview. Il giovane leader lo ha pure inviato alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali nel Sud, lo scorso febbraio, scatenando un putiferio.

Nel frattempo l'ex ambasciatore americano a Seul, Sung Kim, ha incontrato l'alto funzionario nordcoreano Choe Son-hui nella zona demilitarizzata tra le due Coree. E a Singapore è arrivato un altro alto funzionario nordcoreano, Kim Chang-son, capo di gabinetto de facto del dittatore, che dovrebbe vedere nella città stato asiatica la delegazione Usa guidata dal vice capo dello staff della Casa Bianca, Joe Hagin, per discutere i dettagli relativi alla sicurezza e alla logistica del summit. Ancora non ci sono informazioni certe sul luogo in cui potrebbe tenersi l'incontro Trump-Kim, ma secondo alcuni media sudcoreani tra i papabili c'è l'Istana, residenza ufficiale del presidente di Singapore.

In vista del previsto incontro di Singapore, inoltre, The Donald riceverà alla Casa Bianca il premier giapponese Shinzo Abe, il 7 giugno. Lunedì Trump e Abe si sono già sentiti al telefono per discutere l'obiettivo comune di raggiungere «il completo e permanente smantellamento dell'arsenale nucleare e del programma missilistico di Pyongyang».

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