Salvini ora non rompe: "La Lega c'è, va avanti". Ma detta le condizioni

Matteo snobba Conte: «Io non litigo... Però ho preso 9 milioni di voti. Adesso Flat tax o morte»

«O flat tax o morte». Parla come Giuseppe Garibaldi, invece è Matteo Salvini, pronto all'ultimo assedio alla cittadella. Il governo sembra agli sgoccioli, Conte mette le dimissioni sul tavolo, ma il ministro dell'Interno, forte dei «nove milioni di voti di domenica scorsa», rilancia la sua sfida ai 5 stelle sui conti pubblici, la Tav, le grandi opere, la battaglia contro l'Europa per rivedere i vincoli. «Se uno ha paura è meglio che cambi mestiere perché questo è il momento del coraggio».

O cedete e fate come dico io, è il senso del messaggio, o si torna al voto. A Roma il presidente del Consiglio ufficiale, convoca una conferenza stampa per assicurare tutti che il governo non è in stallo e che adesso, finita la campagna elettorale, bisogna rimettersi a lavorare duro. Però è dal Veneto, dall'inaugurazione della Pedemontana, che il premier di fatto detta la linea. «Non è più il momento dei no, all'Italia servono dei sì». A Bruxelles, spiega Salvini, occorrerà battere i pugni sul tavolo e Conte, se vuole restare in sella, se ne farà una ragione. «Noi non abbiamo mai smesso di lavorare, evitando di rispondere a polemiche e anche insulti, e gli italiani ce lo hanno riconosciuto». Se si prosegue, si fa alla condizioni della Lega. L'elenco è lungo. «Flat tax e taglio delle tasse, riforma della giustizia, decreto sicurezza bis, autonomia regionale, rilancio degli investimenti, revisione dei vincoli europei e superamento dell'austerità e della precarietà, apertura di tutti i cantieri fermi. Noi siamo pronti, vogliamo andare avanti e non abbiamo tempo da perdere». Insomma, «la Lega c'è» .

E la Pedemontana veneta, per Salvini, è il paradigma dell'Italia del fare. «Questa opera - dice - ci spiega che il nostro Paese non merita crescita dello zero virgola, ma potremo tornare a essere la prima potenza economica d'Europa. Bisogna solo aver coraggio. Oggi ho ricevuto una lettera del presidente del Consiglio che convoca una riunione sullo Sblocca cantieri. Beh, io sono stamattina qui, il cantiere è sbloccato». Il vicepremier se ne prende i meriti. «Se guardiamo indietro, se avessimo dovuto rispettare tutti i vincoli dei rapporti costi-benefici, non avremmo fatto questa superstrada. Probabilmente perfino Leonardo Da Vinci sarebbe stato bloccato da un tecnico qualsiasi per l'analisi costi-benefici». Quanto alla Tav, pure quella va fatta. «Ci stiamo ragionando con l'Ue. Io sono convinto che sia più giusto trasportare uomini e merci concludendo la Lione-Torino. È pronta e finanziata. Non è un puntiglio politico, è buon senso».

Ma il punto si svolta, l'architrave della strategia leghista delle prossime settimane, si fonda sulla riforma fiscale e la conseguente sfida alla Ue sul deficit. Lo spread? «Mi preoccupa la disoccupazione, se la gente non lavora non paga le tasse e il debito sale. L'unico modo per abbassare il differenziale è intervenire sul lavoro e andare in Europa e ricontrattare i vincoli che ci hanno portato in questa situazione». E in settimana tornerà alla carica con la flat tax, «l'unica mossa per rilanciare l'economia» del Paese». «La riduzione del carico di imposte per imprese e famiglie non è un capriccio della Lega: o si fa e si vive o non si fa e si muore . O si tagliano le tasse a chi produce ricchezza o il debito esplode. Noi andremo a dirlo ai commissari europei e su questo il presidente del Consiglio ha totale mandato». Ma Conte vuole «rispettare le regole Ue».