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Salvini vuole la Lega del "buon senso". E sui poteri speciali non chiude al premier

Il leader nega l'avvicinamento al Ppe e la svolta moderata. Ma si riorganizza

Salvini vuole la Lega del "buon senso". E sui poteri speciali non chiude al premier

La Lega è sempre più in movimento. Il risultato delle Regionali ha confermato che il Carroccio resta la prima forza politica italiana. Questo non significa, però, che Matteo Salvini non percepisca la necessità di avviare una profonda riflessione su come migliorare la Lega, rafforzare la sua percezione pubblica e la sua considerazione internazionale. L'obiettivo è fare ogni sforzo per recuperare i voti persi in un anno, dal boom delle Europee del maggio 2019 alle Amministrative di pochi giorni fa, senza nascondersi che il risultato elettorale avrebbe potuto essere migliore.

Di «svolta moderata» nella Lega non si vuole sentir parlare, anche perché, spiegano, «sarà almeno la quinta o sesta volta che viene annunciata dai media una svolta moderata». Certo ieri Salvini, interpellato da Lucia Annunziata sul prolungamento dello stato di emergenza ha usato toni quasi bipartisan: «Se ci sono motivi fondati, che ce li portino in Parlamento e noi agiremo di conseguenza. Non diciamo no solo per il gusto di dire no». In realtà i leghisti sono convinti che anche questa volta da parte del governo Conte non ci sarà alcuna reale volontà di collaborare.

Nessuno nella Lega nasconde che il partito vada migliorato affinando e rafforzando la struttura, ma anche riflettendo sui contenuti attraverso la «ricerca di una politica del buon senso». Per questo si verso una segreteria politica allargata in cui troveranno rappresentanza gli eletti di Camera e Senato, europarlamentari e governatori. Una cabina di regia e una struttura organizzativa che dovrà supportare Salvini nella sua azione politica e consentirgli quel salto di qualità che dovrà portare la Lega a guidare un futuro governo di centrodestra.

Su un punto la Lega vuole fare chiarezza: le voci secondo cui nella riunione di routine degli europarlamentari di domani, sotto la guida di Marco Zanni e Marco Campomenosi, si deciderà di abbandonare il gruppo europeo di Identità e Democrazia sono completamente infondate. È stato lo stesso Salvini con un messaggio WhatsApp inviato agli europarlamentari a smentire in maniera secca e colorita questa ipotesi. Detto questo una riflessione sulla futura collocazione della Lega è in corso, ma oggi non ci sono le condizioni per avviare un percorso di avvicinamento al Partito Popolare Europeo. Questo non vuol dire che il quadro non possa evolvere e mutare nel tempo, ad esempio qualora Friedrich Merz, uomo d'affari di stampo conservatore, dovesse vincere il congresso della Cdu diventandone presidente. Oppure qualora Manfred Weber dovesse succedere, secondo il principio della staffetta, a David Sassoli come presidente del Parlamento europeo. Nel frattempo Salvini guarda con attenzione al regolamento del Recovery Fund e pretende la massima attenzione sulla politica estera affinché non si ripeta l'errore commesso con l'astensione sulla mozione anti-Lukashenko votata al Parlamento europeo. La Lega è anche stufa di essere etichettata come schiacciata su posizioni filorusse. Salvini da mesi sta rafforzando, complice il lavoro di Giancarlo Giorgetti e Guglielmo Picchi, le relazioni con gli Stati Uniti, anche con prese di posizione importanti, come in occasione dell'ultima crisi Usa-Iran. Senza dimenticare che in Commissione Esteri dell'Eurocamera siedono Cinzia Bonfrisco e Susanna Ceccardi che dall'inizio della legislatura portano avanti il loro lavoro poggiandosi su solide fondamenta filo-atlantiste.

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