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"Sapeva portare serenità. Anche dopo l'incidente solo sorrisi attorno a lui"

L'ex pilota e amico: "Mi disse che non avrebbe barattato nuove gambe per la vita vissuta dopo"

"Sapeva portare serenità. Anche dopo l'incidente solo sorrisi attorno a lui"
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Paolo e Alex non hanno mai corso insieme. Erano di due generazioni differenti e in pista si sono solo sfiorati. Paolo Barilla, oggi vicepresidente dell'azienda di famiglia, ha corso in Formula 1 nel 1989 e 1990, Alex è arrivato l'anno dopo. Quando però arrivi dalla stessa terra e hai la stessa passione, non puoi non incontrarti e alla fine sono diventati amici e la Barilla è pure diventata una compagna di viaggio di Zanardi prima negli Usa e poi nella sua seconda vita. Questione di feeling, canterebbe qualcuno.

Paolo chi era Alex per lei?

"Un amico con cui parlare di tante cose, con cui fare dei progetti".

L'ultima volta che lo ha sentito?

"Pochi giorni prima dell'incidente in handbike. Gli avevo detto: molla la bici e facciamo altre cose. Lui mi rispose che voleva fare ancora qualche gara e poi ci avrebbe pensato".

Lei c'era anche in Germania dopo l'incidente del 2001?

"Andai a prenderlo con l'aereo della società ed ero un po' timoroso, non sapevo come stesse dopo quello che gli era capitato".

Invece...

"Quando arriviamo all'aereo io mi preoccupo, cerco qualcuno per aiutarlo a salire. Gli dico: Alex aspetta un attimo, come facciamo a salire sull'aereo?. Mi giro un attimo e lui in un baleno era già salito da solo a forza di braccia".

E di quel volo che cosa ricorda?

"C'erano Alex, sua moglie Daniela, sua madre e il piccolo Nicolò. Mi guardavo attorno preoccupato, ma vedevo solo sorrisi. Nicolò giocava in braccio a lui, Daniela chiacchierava tranquillamente, la mamma leggeva una rivista. Li aveva sistemati tutti. Aveva trasmesso a tutti la sua serenità, la sua voglia di vivere. Era riuscito a dare serenità dopo tutto quello che avevano provato".

Chissà da dove aveva preso tutta quella forza?

"Mi ha sempre parlato di suo padre, una persona di carattere fatta in una certa maniera, che gli ha dato molta forza. Come la mamma e la nonna di cui mi parlava".

Com'era?

"Era molto pratico, una persona che pensava un minuto e poi faceva per 10 ore. Non perdeva tempo. Aveva una capacità straordinaria di coniugare il piccolo progetto al grande ideale, di partire dal particolare per raggiungere le cose più alte".

Aveva una capacità oratoria unica.

"Una volta era con noi a Parma a parlare con i ragazzi, gente che non lo conosceva. Lo ascoltavano per il primo minuto, poi stavano lì incantati per ore. Era magnetico. Parlava ai bambini, ma anche alle nonne e ai manager e tutti lo stavano a sentire".

Lo ha mai sentito lamentarsi una volta?

Gli chiesi: Ma ti girano mai le scatole? Ci sarà un momento in cui ti incazzi pure tu perché non puoi più fare certe cose.... Lui mi rispondeva chiedendomi: Ma tu sai cantare? Vedi, non possiamo fare tutto".

Il suo dopo alla fine è stato quasi più importante del periodo delle corse...

"Una volta mi disse che non sarebbe tornato indietro, che non avrebbe barattato le gambe con la vita che aveva vissuto dopo l'incidente".

I messaggi che sono arrivati dopo l'annuncio sanciscono la sua grandezza. Per un ex pilota non si sarebbe smosso tutto questo...

"Ha voluto partecipare anche il presidente Mattarella. Significa che Alex è davvero la nostra bandiera".

Che sventolerà per sempre.

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