"Schiacciare" Hezbollah. Rispondere all'ondata di razzi e droni kamikaze a fibra ottica che gli estremisti libanesi continuano a lanciare contro il nord di Israele. Estendere la zona di sicurezza che separa i terroristi sciiti dai civili israeliani. Infine rafforzare la propria posizione nei negoziati, sia quelli fra Israele e Libano che quelli fra Iran e Stati Uniti, in cui gli ayatollah chiedono anche la fine del conflitto nel Paese dei cedri per proteggere i miliziani amici. Sono questi gli obiettivi di Benjamin Netanyahu, il premier israeliano che sta spingendo sull'acceleratore della campagna militare in Libano, proprio mentre si cerca una soluzione di pace di lungo termine. Netanyahu ha fretta, perché un'eventuale intesa fra Teheran a Washington potrebbe costringerlo a fermarsi. Vuole fare presto e senza esitazioni. Ma la situazione è tesa, al punto che ieri in Cisgiordania si è sfiorato un tragico incidente. Nella zona di Beit El, insediamento israeliano a nord di Ramallah, le Idf hanno sparato contro un aereo civile, scambiato per un drone dopo l'allarme dei coloni. Per fortuna niente danni o feriti. Sull'accaduto sarà aperta un'indagine.
Il fronte caldo, in queste ore, è quello libanese. Gli alti ufficiali di Israele e Libano erano riuniti ieri al Pentagono per oliare un eventuale accordo, alla vigilia delle trattative politiche previste il 2 e 3 giugno al Dipartimento di Stato americano, quando "Bibi" si è presentato in visita alla Divisione 36 delle Idf, le Forze armate israeliane, al confine settentrionale, accompagnato dal ministro della Difesa Israel Katz e dal vice capo di stato maggiore Tamir Yada, e ha spiegato: "Le nostre truppe hanno attraversato il fiume Litani e conquistato le alture dominanti. Operiamo anche a Beirut, nella Beqaa, lungo tutto il fronte, e stiamo infliggendo duri colpi a Hezbollah".
L'esercito è ormai oltre la "linea gialla", la zona di demarcazione militare istituita proprio dalle Idf e che separa le aree sud del Libano sotto il diretto controllo operativo israeliano dal resto del Paese. La tregua siglata ad aprile con Beirut, poi estesa di 45 giorni a metà maggio, è ormai solo un impegno su carta. Il Sud del Paese assomiglia sempre più al Sud di Gaza durante il conflitto contro Hamas (conflitto che peraltro anche a Gaza sta proseguendo con raid su Khan Younis e l'eliminazione ieri del vicecomandante Imad Aslim, che guidò l'infiltrazione del Battaglione Zeitoun il 7 ottobre).
L'escalation, nella Striscia come in Libano, ha una portata ben più ampia. Lo spiega il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir: "Ogni colpo contro Hezbollah è anche un colpo contro l'asse iraniano e contro l'investimento iraniano nella regione". Il generale sfodera i numeri: "Oltre 7.500 miliziani sono stati eliminati da inizio guerra, di cui 2.500 dal via all'operazione Ruggito del Leone". Poi la promessa: "Continueremo a colpire il nemico".
Il bilancio dei morti continua a salire, la capitale Beirut è finita nel mirino nonostante Donald Trump avesse chiesto di tenerla fuori dalle ultime azioni militari. E mentre nuovi allarmi coinvolgono i civili israeliani nella Galilea occidentale, a causa dei droni di Hezbollah, in Libano si muore negli attacchi di terra e dal cielo dell'esercito israeliano, con decine di vittime ancora ieri e nuovi ordini di evacuazione. Il presidente libanese, Joseph Aoun, sente il segretario di Stato americano Marco Rubio e invoca il cessate il fuoco, definendolo "essenziale".
Più duro il premier Nawaf Salam: "Nulla può giustificare i continui attacchi subiti dalle regioni di Tiro e Nabatieh, né le minacce costanti sui concittadini che vi vivono in pace, né i ripetuti inviti rivolti loro ad abbandonare le proprie case, il che equivale a una punizione collettiva condannata da tutte le leggi internazionali". Medici Senza Frontiere denuncia: "La situazione va oltre i limiti dell'immaginabile. Ci sono più di un milione di sfollati e, dopo gli ultimi ordini di evacuazione, molte persone si stanno spostando nuovamente".