Scambiato per pedofilo e massacrato per strada. Arrestati due ragazzi

L'ingegnere 51enne era morto un mese dopo le botte. Fermati un 19enne e un minorenne

L'ingegnere Sergio Faveto, 51 anni
L'ingegnere Sergio Faveto, 51 anni

Massacrato di botte perché scambiato per un pedofilo. Era morto così Sergio Faveto, 51 anni, dopo una lunga agonia.

Ieri i carabinieri di Molassana (Genova), insieme ai colleghi del nucleo operativo della compagnia di San Martino, hanno arrestato Daniel Borsi, 19 anni, e hanno indagato a piede libero A.C., diciassette anni.

I due, insieme ad altri complici, si sono resi protagonisti di una vera e propria spedizione punitiva e ora sono chiamati a rispondere di omicidio preterintenzionale. Nel gruppo, anche se non attivi nel pestaggio, ci sarebbero altri due giovanissimi, una ragazzo e una ragazza. La vittima era un programmatore informatico genovese disoccupato, che non aveva nulla a che fare con la pedofilia. Era solo e disabile, così molto spesso passava qualche ora del pomeriggio nei giardini di Molassana, guardando siti e video. Molti bambini, incuriositi soprattutto dal pc, si avvicinavano a lui. Ma nulla di più. Dall'analisi del computer non è emerso però alcun collegamento a siti Internet di pedofilia o nulla che potesse far pensare male di Faveto.

Come spesso accade, però, nel quartiere erano montate voci su di lui e, passaparola dopo passaparola, in molti avevano finito per additarlo come molestatore di bambini. Un'onda di cattiverie che era montata. Il 3 agosto alle 9 di sera un vicino di casa lo aveva insultato e gli aveva dato del pedofilo, insieme a quattro schiaffi. Faveto aveva chiamato immediatamente il 112 per denunciare l'aggressione ma, passando davanti a un bar vicino casa sua, era stato preso di mira allo stesso modo da una ragazza. Un gruppo di giovani gli era corso dietro, ma lui si era rifugiato nel portone. Borsi lo aveva costretto a uscire con la forza e in piazza Unità d'Italia lo aveva picchiato, aiutato dall'amico diciassettenne.

Un atto di «estrema violenza», secondo i carabinieri, tanto che l'uomo sarebbe morto il 15 settembre a seguito dei traumi subiti durante l'aggressione, come hanno poi accertato le indagini del sostituto procuratore Paola Calleri. Dopo le botte era stato lo stesso Faveto a chiamare il 112. Aveva raccontato di essere stato colpito da una o due persone. «Sono cardiopatico - aveva spiegato - mi hanno colpito al petto, potevano uccidermi». Ma era tornato a casa. Il 14 agosto si era presentato di nuovo in ospedale per alcuni dolori al torace. Ai medici aveva riferito la stessa cosa. Era stato ricoverato un paio di giorni in ospedale, per alcune costole rotte e una vertebra incrinata.

Poi di nuovo a casa. Ma il 22 agosto era peggiorato e i medici dell'ospedale San Martino, che lo avevano visitato, avevano riscontrato una embolia polmonare. Il 51enne era stato operato, ma le sue condizioni sono peggiorate progressivamente e il 15 settembre è morto. Nel mirino del sostituto procuratore Paola Calleri sono finiti anche altri soggetti che, a vario titolo, con un comportamento omertoso hanno cercato di allontanare i sospetti degli investigatori dai due giovani. Ma alla fine sono stati indagati grazie anche alle intercettazioni telefoniche. I carabinieri, infatti, nei giorni successivi al pestaggio, avevano messo sotto controllo i cellulari di alcuni giovani. Più di uno, parlando con i genitori, aveva fatto il nome dei responsabili.

Inutile ogni tentativo di cancellare chat dalla memoria degli smatphone. «Si sono vantati di aver picchiato un signore che poi è morto dice un ragazzo al padre raccontavano le cose perché finché non era morto erano tutti presi bene.

Siamo dei grandi, l'abbiamo picchiato' dicevano». Borsi, dopo la morte del 51enne, ha provato a crearsi un alibi, chiedendo a una ragazza di raccontare di essere stata molestata dalla vittima. Ma alla fine è stato preso e sottoposto ai domiciliari.

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