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"Schiaffo ai manettari". Letta disorientato: leggerò le motivazioni

L'assoluzione spiazza i colpevolisti. L'imbarazzo del M5s: "Non commentiamo"

"Schiaffo ai manettari". Letta disorientato: leggerò le motivazioni

Spiazzati, confusi, imbarazzati: i colpevolisti che avevano sponsorizzato il surreale teorema della «trattativa», o che per acquiescenza o utilità politica lo avevano silenziosamente avallato si riconoscono subito. Sono tutti trincerati dietro la polverosa formula di rito: «Aspettiamo le motivazioni».

Ecco subito i Cinque stelle, ancora frastornati dalla sentenza che smonta anni di loro propaganda: «La rispettiamo e non la commentiamo - recita un comunicato imbarazzato dei parlamentari della commissione Giustizia -. Possiamo solo aggiungere che rimaniamo in attesa di conoscere nel dettaglio le motivazioni». Poi si aggrappano alla formula dell'assoluzione, «il fatto non costituisce reato», per alimentare un ultimo filo di speranza: «Lascia intendere che i fatti siano confermati e che a livello politico restino intatte le responsabilità». Ma è una speranza esile, tant'è che il sempre rumoroso presidente della Commissione Antimafia Morra stavolta evita di aprire bocca sul tema. Resta assai sul vago anche il leader Pd Enrico Letta: è «sorpreso», la sentenza «farà discutere», e comunque «su temi così complessi serve leggere le motivazioni». Altri, nel suo partito, sono meno incerti: «Tre servitori dello Stato e l'intera Arma dei carabinieri hanno visto infangato il loro nome per lunghi anni. Chi potrà risarcirli? Cosa cancellerà gli anni di dolore per un'accusa incomprensibile?», si chiede il parlamentare Umberto Buratti. Che non usa giri di parole e parla di inchiesta «farsa» e di «giustizialismo spettacolo che ammorba il paese».

Non si nasconde dietro ambigui paraventi neppure Matteo Renzi, che parla di «una pagina di storia giudiziaria decisiva per il paese» e afferma: «Ciò che per anni i giustizialisti hanno fatto credere nei talk show e sui giornali era falso: non c'è reato. Ha vinto la giustizia, ha perso il giustizialismo». Matteo Salvini si dice «felice» per l'assoluzione, che è «l'ennesima prova che è necessaria una vera e profonda riforma della giustizia, tramite i referendum promossi dalla Lega».

Un j'accuse durissimo arriva da Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso dalla mafia: «Ho sempre avuto dubbi sull'inchiesta, e ritenuto scorretto che a pomparla mediaticamente fossero i pm titolari: un comportamento che mio padre non avrebbe mai approvato». E denuncia: «Le energie dedicate alla trattativa potevano essere indirizzate verso piste che volutamente non si sono percorse». Per Giorgio Mulè «viene riconosciuto il calvario subito dai servitori dello Stato». Sempre da Forza Italia Franco Dal Mas parla di «carriere antimafia costruite su teoremi e pregiudizi». Per Vittorio Sgarbi è «una giornata memorabile che restituisce onore allo Stato».

E mentre qualche irriducibile come Leoluca Orlando geme che i giudici così «lasciano zone di ombra», esulta un'altra vittima, già assolta, del processo così miseramente crollato. «La cosiddetta trattativa Stato-mafia - dice l'ex ministro Nicola Mancino - è stata spazzata via da una sentenza scrupolosa che chiude un'intera vicenda giudiziaria che non avrebbe mai dovuto iniziare».

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