La sconfitta definitiva della Trimurti sindacale

La Cgil e la Cisl e la Uil dopo tante manifestazioni di protesta, con minaccia di scioperi contro il green pass nelle mense aziendali e nelle imprese, ha chinato la testa al Decreto di Draghi.

La sconfitta definitiva della Trimurti sindacale

La Cgil e la Cisl e la Uil dopo tante manifestazioni di protesta, con minaccia di scioperi contro il green pass nelle mense aziendali e nelle imprese, ha chinato la testa al Decreto di Draghi. Negli anni '70 senza il consenso della trimurti sindacale nazionale a guida Cgil nulla si poteva fare nell'economia e nella politica italiana. Ci volle la marcia dei 40mila quadri, ossia lavoratori a livello intermedio, della Fiat, a Torino nell'ottobre del 1980, per mostrare che la trimurti non era invincibile, ma la battaglia per il taglio di punti alla scala mobile fatto da Craxi per bloccare l'inflazione a due cifre che portava alle stelle il tasso di interesse sul debito pubblico, che si concluse nel 1984 col decreto di San Valentino non fu facile. Nella Seconda Repubblica la trimurti sindacale ha ripreso il potere di veto in ogni campo, facendo un patto di ferro con la Confindustria nazionale, politicizzata dalla presenza delle imprese pubbliche.

La Cgil alla guida del sindacato nazionale, col suo potere politico ha ottenuto il monopolio del mercato del lavoro, tramite il Job's Act, che ha eliminato la legge Biagi sul lavoro para subordinato e i contratti di produttività e marginalizzato i contratti a termine e i part time. Il decreto Dignità li ha tartassati. La trimurti sindacale ha ripreso a svolgere un ruolo politico, in ogni campo, come se fosse un gruppo politico del parlamento, composto di tre partiti, di cui uno la Cgil, collegata al Pd, agisce da guida. L'abitudine al negoziato su tutto della trimurti sindacale, come gruppo parlamentare esterno, è diventata endemica. Così si spiega il fatto che i leader sindacali, in particolare Landini della Cgil hanno svolto una battaglia sui green pass sia dei lavoratori del pubblico impiego e in particolare della scuola, sia delle industrie e dei servizi. Ciò non è diritto del lavoro, ma sicurezza sanitaria, in base alle norme costituzionali sul diritto alla salute, di cui all'articolo 32 della Costituzione che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.

La competenza per le pandemie, ovviamente, in base a queste norme spetta allo Stato e alle Regioni. Non si capisce per quale motivo il sindacato abbia titolo a discutere della sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro e nelle mense aziendali. Perché dovrebbe poter discutere se i vaccini siano necessari e se i No Vax abbiano diritto a credere che questo obbligo sia stabilito a beneficio delle grandi case farmaceutiche?

La risposta è che avevano preso la cattiva abitudine di negoziare su tutto, come una forza politica extraparlamentare. Ma ora hanno trovato di fronte una testa dura, quella di Mario Draghi. E la trimurti sindacale ha chinato il capo, perché è al suo tramonto, essendo oramai da tempo un antiquato organismo burocratico, che si occupa di pratiche per le pensioni e dichiarazioni dei redditi. Il sindacato, se vuol vivere, deve tornare a decentrarsi e ad occuparsi di ciò che gli compete.

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