Scontri, rimpasto e le Europee: il 2019 del governo sarà pieno di grane

L'anno che sta per cominciare si presenta ricco di imprevisti per la squadra gialloverde

Scontri, rimpasto e le Europee: il 2019 del governo sarà pieno di grane

Il primo anno del governo gialloverde si è chiuso con l'approvazione della legge di bilancio quasi nei minuti di recupero. Ora la squadra di Lega e Movimento 5 Stelle ha giusto il tempo per concedersi un brindisi di Capodanno. Ma il 2019 porterà con sé, fin dai primi giorni, incognite e sfide da affrontare.

Reddito di cittadinanze e quota 100: attesa per i decreti

Il primo scoglio è quello dei due provvedimenti bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100. Nella manovra sono stati stanziati i fondi ma le due misure saranno attuate con decreti attesi per i primi giorni del nuovo anno. Chi avrà diritto al reddito e come potrà riceverlo? Le aziende saranno coinvolte nell'erogazione? E i lavoratori di almeno 62 anni che hanno maturato 38 anni di contributi andranno in pensione con qualche penalizzazione? Domande che lasciano in sospeso centinaia di migliaia di italiani, e che troveranno risposta a breve.

Verso il rimpasto?

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha fatto un accenno nella conferenza stampa di fine anno: qualche ministro potrebbe cambiare. Da allora piovono smentite, ma anche indiscrezioni. Il primo indiziato resta sempre Giovanni Tria, il ministro dell'Economia che pure dice di essere "vincitore morale" della battaglia sulla manovra. Ma la poltrona di via XX settembre fu la più delicata da assegnare e la memoria del caso-Savona è ancora fresca. Se Tria saltasse, chi potrebbe prendere il suo posto? Gli altri dicasteri a rischio sono tutti grillini: Danilo Toninelli ai Trasporti, Elisabetta Trenta alla Difesa, Barbara Lezzi al Sud e Giulia Grillo alla Salute non hanno convinto, vuoi per qualche gaffe di troppo o perché poco apprezzati dalla base del Movimento. E scaldano i motori Riccardo Fraccaro, dato per favorito al posto di Toninelli, e Carla Ruocco, possibile sostituta di Lezzi.

Conte e Di Battista

Altro possibile tema di scontro: il ruolo di due personaggi in ascesa, il premier Conte e Alessandro Di Battista. Il primo ha vivacchiato nei primi mesi di governo, stretto dall'irruenza di Salvini e Di Maio. All'improvviso a dicembre si è preso la scena, intestandosi la trattativa con Bruxelles che ha evitato la procedura d'infrazione. Ma se lui cresce, i vicepremier diminuiscono: un'equazione che non sta bene ai leader di Lega e M5s. E cosa dire di Di Battista? La vacanza in Guatemala è stata un colpo di teatro, è rimasto fuori dalla logorante quotidianità romana ma si è fatto notare con le sue uscite spesso sopra le righe. Ora è rientrato in Italia e si dice che per lui sia pronta una poltrona nella squadra di governo. Basterà o Dibba vuole qualcosa di più, dentro il Movimento e non solo?

Tav e autonomie

Ma non solo le dinamiche interne ai partiti agitano la maggioranza. Nelle ultime settimane parecchi temi sono stati motivo di litigi, dalle politiche per lo smaltimento dei rifiuti alla legittima difesa. Due argomenti in particolare potrebbero portare allo scontro. Il primo è la Tav: il Movimento non può permettersi di approvarla, dopo aver ceduto su Tap e Terzo valico. Ma la Lega, spinta dagli imprenditori, non cede sul completamento. E poi c'è il dossier autonomie: punto di forza della Lega, Di Maio teme che la riforma possa portare troppi vantaggi alle regioni del nord governate dalla Lega.

Rapporti con la Ue ed elezioni europee

Tra tante incertezze c'è un punto fermo: l'Europa sarà decisiva nell'anno che verrà. Su due fronti. Il primo è quello dei rapporti con la Commissione europea che ha promesso di tenere d'occhio i conti italiani dopo la lotta sulla manovra, e potrebbe chiedere correzioni al bilancio nel caso in cui le misure economiche messe in campo dai gialloverdi non diano gli effetti sperati. E poi c'è il voto di maggio per il Parlamento europeo: in gioco un posto nella futura commissione, a cui ambiscono sia Lega che Movimento. Ma c'è anche l'incognita risultato: tanti retroscena convergono nel dire che Salvini sogni di prendere un voto in più di Di Maio, per poi rivendicare la poltrona di palazzo Chigi. E allora sì che il governo del cambiamento, sopravvissuto a mille scossoni, potrebbe crollare aprendo scenari imprevedibili.

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