Leggi il settimanale

Dopo gli scontri tra tifosi nel derby di Atene il premier ferma a tempo indeterminato la Super League

Dopo gli scontri tra tifosi nel derby di Atene il premier ferma a tempo indeterminato la Super League

Uno stop a tempo indeterminato per il campionato di calcio greco. Anzi no, solo (forse) per la prossima domenica. E'la decisione non si sa quanto definitiva presa dal premier Alexis Tsipras sulla scia di una deriva rinunciataria che, dopo la marcia indietro post Eurogruppo che ha prodotto una sorta di memorandum III gradito alla nuova troika Lagarde-Draghi-Moskovici, ora decide di fermare l'unica passione rimasta ai greci: il vecchio pallone. Il vice ministro dello sport Stavros Kontonis ha annunciato in pompa magna ai rappresentanti delle società di calcio elleniche che animano il campionato di Super League, l'intenzione di rinviare a tempo indeterminato il campionato greco. "In queste circostanze è impossibile giocare le gare domenica prossima", ha detto Kontonis, dopo il suo incontro con il primo ministro. Per poi arrivare al compromesso che, per una nuova verifica dello stato dell'arte, ci sarà una riunione tra le parti il prossimo mercoledì. Un po'come accaduto con la storia dei quattro mesi in più di credito ottenuti da Atene che spostano la lancetta delle ore verso una decisione che, invece, sarebbe meglio prendere subito.

Ma con quale motivo? Ufficialmente c'è il fenomeno incontrollato della violenza negli stadi che toglie il sonno a tutti, supporters e forze dell'ordine. "Il governo è irremovibile. Non farà un solo passo indietro in quello che ha annunciato. Le situazioni di tolleranza sono finite" è la tesi dell'esecutivo che entra a gamba tesa su quegli interessi economici "che crescono in modo inaccettabile nello sport e che non si può più tollerare". Come se se ne accorgessero solo oggi.

In realtà nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli episodi di scontri violentissimi fra tifosi, anche perché tornelli e biglietti elettronici sono ancora in alto mare. Ma il sospetto è che dietro la crociata contro il campionato ci sia la volontà di mandare un segnale preciso e puntuale agli oligarchi. Gli armatori greci infatti, che Tsipras intende colpire con una patrimoniale da 2,5 miliardi, sono gli storici possessori delle squadre di calcio. L'Olympiacos Pireo è di Vaghelis Marinakis, partner del colosso Alafouzos, e grande elettore di Alexis e del suo Syriza nella strategica regione dell'Attica. La famiglia Vardynoiannis da sempre è al timone del Panathinaikos e Dimitris Melissanidis, dell'Aegean Petroleum guida l'Aek Atene. Che Tsipras voglia dare una stoccata al pallone per poi sparare una cannonata contro gli armatori che lo hanno eletto?

Il governo vorrebbe puntare a realizzare una serie di misure legislative per combattere la violenza negli stadi, fin qui nulla di strano. "Il quadro legislativo per l'intervento è assolutamente marcio, quasi inesistente", ha osservato Kontonis. Ma fermare le bocce con i diritti televisivi che incombono per via di contratti già stipulati e i danni agli sponsor non sembra una buona idea, anche perché sa di resa. Inoltre la decisione del governo è un mezzo passo indietro rispetto a ciò che lo stesso Kontoni aveva detto solo ieri a mezzogiorno, annunciando il rinvio sine die del torneo di calcio.

Ma si sa, le piroette negli ultimi tempi ad Atene vanno molto di moda. Con buona pace della base.

twitter@FDepalo

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica