Scritta a casa della deportata. In tedesco: "Qui c'è un ebreo"

«Juden hier» sulla porta del figlio di Lidia Rolfi, che finì a Ravensbrück: «Chi l'ha fatto conosce bene la storia»

«Non mi sento minacciato come persona, ma certamente sono molto preoccupato per il contesto attuale nel quale questa scritta è stata fatta. Un contesto che non mi piace definire politico, economico e sociale ma vorrei usare il termine razziale. Questo sì che lo considero pericoloso». Con queste parole Aldo Rolfi - figlio di Lidia Beccaria in Rolfi, deportata nel campo nazista di Ravensbrück - ha commentato la scritta, accompagnata dalla Stella di David, che si è trovato sulla porta di casa, a Mondovì nel quartiere di Breo: Juden hier, ossia «qui abita un ebreo». «Sono amareggiato e sorpreso per una simile reazione - ha proseguito Rolfi -. Chi ha scritto quelle parole conosce la storia, sa che cos'è la Notte dei Cristalli ma denota anche una grande ignoranza perché gli è sfuggito che mia madre non fu una deportata razziale ma politica: lei è stata in un lager dal giugno del 1944 all'aprile dell'anno dopo, perché aiutava i partigiani».

A poche ore dal Giorno della Memoria, la città di Mondovì - patria indiscussa del pensiero liberale del più volte ministro Raffaele Costa - si è svegliata scoprendo un lato di sé che forse neppure poteva immaginare di avere, raffigurato in quella simbologia violenta, riportata a vernice su una porta di legno. Le indagini da parte degli inquirenti per risalire al colpevole - ma il sospetto è che sia più di uno - sono già scattate, senza tralasciare alcun indizio. È soprattutto attraverso l'analisi delle telecamere di sorveglianza che gli investigatori sperano di trovare elementi utili per individuare il responsabile. In attesa che l'inchiesta faccia il suo corso, immediate sono state le reazioni di sdegno. Primi fra tutti gli stessi monregalesi che hanno voluto manifestare la loro solidarietà e la loro vicinanza ad Aldo, nel ricordo anche della mamma Lidia che per la città è da sempre una figura amata e rispettata.

«Si tratta di un atto gravissimo - ha detto il sindaco di Mondovì Paolo Adriano - e che come uomo e primo cittadino condanno fermamente. Un fatto vergognoso che offende e indigna Mondovì, Città Medaglia di Bronzo al Valor Militare nella Guerra di Liberazione, e tutti i monregalesi». Dura presa di posizione anche da parte del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: «A nome della terra che rappresento e che ha pagato con tante vite il rispetto e la difesa della libertà, mi indigno per un gesto ignobile che il Piemonte condanna con la sua storia e con i suoi sacrifici. Spero che i responsabili vengano individuati al più presto e puniti con il massimo rigore». Dello stesso avviso il ministro monregalese Fabiana Dadone: «Un atto gravissimo. Un gesto che mi fa particolarmente male, visto che parliamo della mia città. Dobbiamo sempre tenere alta l'attenzione contro comportamenti che non possono essere minimizzati né considerati una semplice bravata. Ne va dei fondamenti del nostro vivere civile, dell'essenza della democrazia che ci ha regalato decenni di pace e benessere».

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