"Scusi, lei spaccia?". Chiesta l'archiviazione per la citofonata di Salvini

L'ultima parola sul procedimento a carico del leader del Carroccio spetterà al giudice Grazia Nart

"Scusi, lei spaccia?". Chiesta l'archiviazione per la citofonata di Salvini

Il pubblico ministero Roberto Ceroni, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico di Matteo Salvini per quella oramai celebre "citofonata" che caratterizzò le elezioni regionali 2020 in Emilia Romagna. Il reato contestato al leader del Carroccio è quello di diffamazione aggravata, tuttavia, una volta concluse le indagini, la procura ha determinato che non sussistano elementi di prova sufficienti a sostenere l'accusa in giudizio.

Una decisione, comunque in attesa di eventuale conferma da parte del giudice, che viene contestata dai querelanti, ovvero la famiglia che ricevette la "citofonata" di Salvini: si tratta, come riferito da Agi, di Fauzi Labidi, Yassin Faouzi Labidi e Caterina Razza.

"Scusi, lei spaccia?"

I fatti risalgono alla sera del 21 gennaio del 2020 quando, in piena campagna elettorale, il segretario della Lega si presentò al quartiere Pilastro. In compagnia di una residente, decise di citofonare in un appartamento di via Grazia Deledda, all'interno del quale risiedeva una famiglia (assegnataria Acer) composta da un tunisino di 59 anni, e da una 58enne italiana di origini svizzere. A rispondere fu il figlio di 17 anni della coppia: "Mi dicono che in questa casa si spaccia. Scusi, lei spaccia?".

Un caso che sollevò un mare di polemiche anche in ambito politico, ed a causa del quale la stessa donna che indicò l'abitazione sospetta al leader del Carroccio subì delle conseguenze, vedendosi vandalizzare l'auto il giorno dopo i fatti. Finita al centro dell'attenzione mediatica, la famiglia, assistita dall’avvocato Filomena Chiarelli, presentò immediatamente querela e Salvini fu iscritto nel registro degli indagati per il reato di diffamazione, lo stesso per il quale il sostituto procuratore chiede l'archiviazione.

La famiglia indagata per spaccio

Ironia della sorte, appena un anno dopo il polverone la stessa famiglia è finita proprio al centro di un'indagine per quel reato che aveva definito infamante. Nella casa dei due, infatti, i carabinieri di Bologna trovarono 380 grammi di hashish, 170 di marijuana, 13 di cocaina ed una serie di oggetti destinati al confezionamento delle dosi da spacciare, compresi alcuni bilancini di precisione. Oltre ciò, le forze dell'ordine entrarono in possesso anche di proiettili, di un taser e di soldi falsi: dopo le manette, per i due indagati sono arrivati i domiciliari anche se al momento si trovano in stato di libertà.

Contro la richiesta di non procedere nell’azione penale, il legale Filomena Chiarelli ha impugnato l'atto e presentato opposizione: la decisione finale spetterà al giudice Grazia Nart. "Attendo di accedere al fascicolo e leggere tutti gli atti", ha spiegato l’avvocato di Salvini Claudia Eccher. "Al momento posso cercare di ipotizzare le ragioni che hanno portato il pubblico ministero a chiedere l’archiviazione del fatto che è per questa difesa scriminato. Quand’anche, soggettivamente, la condotta sia stata ritenuta lesiva dell’onore del querelante, la causale dell’intervento era propriamente politica".

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