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Se la Consulta smaschera il flop di Scarpinato

L'ordinanza 106 della Corte costituzionale suona come un epitaffio sia per lo Scarpinato giurista sia per lo Scarpinato garantista a intermittenza

Se la Consulta smaschera il flop di Scarpinato
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La Consulta ha "intercettato" la colossale ignoranza in diritto del senatore M5s Roberto Scarpinato, pizzicato dai suoi ex colleghi magistrati a concordare l'audizione in commissione Antimafia del suo amico Gioacchino Natoli, indagato a Caltanissetta per favoreggiamento di Cosa nostra. Qualcuno doveva pagare per le intercettazioni che lo hanno messo in imbarazzo, diffuse dentro l'organismo parlamentare in spregio alle sue legittime prerogative da senatore. Da tempo i grillini hanno smesso di essere quelli di "intercettateci tutti", ma tant'è. Era però a Palazzo Madama, non alla commissione Antimafia - scrivono i giudici della Consulta - che il buon procuratore generale di Palermo ormai a riposo avrebbe dovuto ricorrere, per evitare che si manifestasse il suo "conflitto d'interessi" nell'inchiesta che cerca di fare luce sulle connessioni tra il dossier mafia-appalti, colpevolmente sottovalutato e finito in un cassetto, e le stragi che nel 1992 fecero saltare in aria Paolo Borsellino in Via d'Amelio e Giovanni Falcone a Capaci.

L'ordinanza 106 della Corte costituzionale suona come un epitaffio sia per lo Scarpinato giurista sia per lo Scarpinato garantista a intermittenza, perché era corretto sollevare l'accesso alle sue conversazioni e ai suoi messaggi subordinato al via libera del Senato, come previsto dagli articoli 4 e 6 della legge 140/2003 e dall'articolo 68, terzo comma della Costituzione, non all'organismo di cui fa parte, presieduto dalla Fdi Chiara Colosimo (che ne esce a testa altissima), a cui si è erroneamente rivolto.

"Un ricorso inammissibile non è solo un paradosso ma dà il senso del livello di pretestuosità e incoerenza che contraddistingue Scarpinato", dice la deputazione di centrodestra in Antimafia, secondo cui il senatore M5s "le sta provando tutte pur di non far venire a galla la verità sui rapporti con indagati o auditi in Antimafia". Dai cui lavori, come da un ricorso sghembo, sarebbe stato meglio astenersi.

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