Il fronte pro pal si unisce. E mette nel mirino il governo. Il bersaglio è Giorgia Meloni. Toghe rosse, sinistra e attivisti usano il caso Flotilla per sparare contro il centrodestra nelle ore in cui il governo è al lavoro per mettere in sicurezza gli italiani boccati a Ashdod. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani convoca l'ambasciatore israeliano. Fuori dai palazzi, quel pezzo di sinistra radicale, che per mesi nelle piazze italiane ha bruciato le foto di Meloni, messo il volto a testa in giù della presidente del Consiglio, ora aspetta che la stessa premier li salvi e li riporti in Italia.
È il giorno degli attacchi all'esecutivo, accompagnati delle richieste di aiuto. L'esecutivo si muove senza cedere alle provocazioni. La tensione tra i due governi è altissima. C'è chi addirittura arriva a equiparare l'abbordaggio dell'Idf ai sequestri di Hamas del 7 ottobre: "In acque internazionali, voglio sottolinearlo, ci sono cittadini italiani sotto sequestro, al pari degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre. Con la differenza che, in quel caso, il rapitore era un gruppo terroristico, mentre qui abbiamo a che fare con un governo e uno Stato" attacca il deputato grillino Dario Carotenuto, tra gli italiani che sono in missione sulla Flotilla. Nel tiro a bersaglio contro l'esecutivo Meloni scendono in prima linea le toghe di Magistratura democratica: "Chiediamo alla comunità dei giuristi di condannare questa ennesima violazione del diritto internazionale da parte dello Stato d'Israele e auspica che il governo italiano adotti tutte le misure necessarie a tutela dei cittadini presenti sulle imbarcazioni attaccate". È un appello alla mobilitazione. Lo scontro politico si accende.
Ieri è iniziato lo sbarco del gruppo di attivisti della Flotilla nel porto di Ashdod, a circa 40 chilometri a sud di Tel Aviv. Le forze israeliane hanno intercettato tutte le barche della missione umanitaria diretta a Gaza, sequestrando circa 430 volontari provenienti da oltre 40 paesi: 29 sono cittadini italiani (a cui si aggiungono 3 residenti in Italia), tra cui il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, il deputato del M5S Dario Carotenuto, l'ex consigliera comunale di Firenze Antonella Bundu e il leader del collettivo di Fabbrica delle ex GKN, Dario Salvetti. Per le opposizioni l'obiettivo è attaccare la maggioranza. Accusare il governo. Il leader di Avs Nicola Fratoianni sollecita il governo a "bloccare la rassegna del cinema italiano in Israele". Il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte si unisce al coro anti-governo: "Le chiacchiere del nostro Governo e dell'Europa stanno a zero se, a fronte del genocidio e di una lista enorme di atti illegali, non si straccia ogni accordo con il governo criminale di Netanyahu e non si impongono sanzioni contro chi ha calpestato anche l'ultimo briciolo di diritto internazionale e di umanità". E la leader dei dem Elly Schlein rilancia: "Il governo italiano tolga il veto alla sospensione dell'accordo Ue-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani".
La capogruppo dem alla Camera Chiara Braga chiede al "governo di uscire dall'ambiguità". Eppure l'ambiguità sta tutta a sinistra. In quel fronte pro Pal aiutato dalla stessa Meloni bruciata nelle piazze. Più ambigui di così.